NoBday: the day after tomorrow

thedayaftertomorroww“Cosa resterà di questi anni 80?” cantava Raf in una sua bella canzone carica di suggestioni… La risposta è amara: la mafia, Berlusconi, D’Alema, il mistero irrisolto di Ustica, il debito pubblico, la sensazione diffusa di insicurezza, le preoccupazioni per il lavoro e per l’ambiente… I leghisti, l’omofobia, il clericalismo, la corruzione… Tanto.

Troppo.

Cosa resterà, allora, della bella manifestazione di ieri?

Le emozioni? I ricordi? L’indignazione? La certezza di poter contare, anche per il futuro, sull’efficacia di nuove forme di tam-tam madiatici? I volti, i sorrisi e la rabbia di chi si conosceva prima solo in rete ed oggi ha volto, carne e gambe? Il colore viola? La speranza di poter far da sé, senza leader consacrati e senza i partiti tradizionali? La semplificazione demagogica? La richiesta di partecipazione? La sacrosanta voglia di mandare affanculo D’Alema, la Finocchiaro e il giovane Letta? Le nuove diffidenze maturate nei confronti di Bersani e della Bindi? Il marcamento a uomo PD-Di Pietro?

O più semplicemente, e drammaticamente, Berlusconi?

“U-ni-tà! U-ni-tà!” gridava il popolo dell’Ulivo. “U-ni-tà!” urlavano i girotondini a piazza Navona e poi a piazza S. Giovanni. “Unità”, sogna oggi in piazza il popolo viola… salvo a registrare che quest’unità, tanto agognata, può sciogliersi di continuo, come grassa neve al primo sole, non appena ci si scontri con le piccinerie tattiche, la voglia di visibilità e i profondi rancori accumulatisi negli anni. Su cosa allora l’unità? Per cosa costruire una casa comune che non sia di paglia ma di mattoni e sulla roccia?.

La voglia di decenza non basta. L’esigenza di liberarsi dai condizionamenti mafiosi e criminali è il minimo sindacale , ma da sola non è sufficiente. L’antiberlusconismo, con le sue mille gradazioni e i mille distinguo neppure: ne sono tragica dimostrazione le vicende e le lacerazioni dell’ultimo governo Prodi.

Il Paese è diviso. La sinistra a pezzi. Stenta a definirsi un sentire comune su temi importanti come la laicità dello stato, l’inizio e la fine della vita, la pace, il conflitto tra chi lavora e ha ancora qualche (malferma) sicurezza e chi è tagliato fuori persino dalla speranza di trovarlo, un lavoro. Di avere una casa, di formare una famiglia. Di invecchiare senza paure. Nè all’orizzonte si vede una personalità carismatica alla Obama, o un uomo che, come Romano Prodi, possa incarnare contemporaneamente una riconosciuta competenza, una antropologica alterità al berlusconismo e un sincero radicamento nei valori dell’umanesimo laico e cristiano.

Cosa fare allora? Come ottenere che una sinistra da sempre minoritaria nel Paese possa trovare, tra i moderati, degli interlocutori interessati a un patto nuovo e solido sui valori della Costituzione? Come aiutare il PD a non arroccarsi spocchiosamente a sinistra (dalla sinistra) e a non inseguire facili scorciatoie, in un accordo con l’UDC e con Lombardo a qualsiasi prezzo?

C’è centro e centro: c’è Tabacci, Rutelli (!) e Fini (!) e c’è Cuffaro, gli autonomisti con la coppola e De Mita. Ma si può chiedere agli altri qualità e pulizia se prima non si è disposti a farle, con radicalità e generosità, in casa propria? Se perfino in Campania, con l’emergenza criminale che c’è, con la candidatura Cosentino alle porte, con la sanità a pezzi e la monnezza che grida vendetta e ammorba campi e coscienze, non si è capaci di generare speranza e immaginare una svolta netta e credibile?

Al governo delle regioni e del Paese si deve arrivare con chi esprime contenuti e cambiamento, non con i nuovi Gattopardi. A che giova, se no?

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