Il rifiuto è mio. E lo gestisco io.

rifiutiSchiacciata dall’euforia sportiva per l’assegnazione alla città delle Final Eight di basket, in un fine settimana che ha offerto anche lo scontro al vertice col Montepaschi e la disfida calcistica tra due decadutissime come Messina e Avellino, è semiscomparsa dai media una notizia che meritava invece più ampia risonanza: la decisione, con voto bipartisan ed unanime, dell’Assemblea dei 44 sindaci del CoSmaRi  Avellino1 di acquisire a proprietà pubblica la quota privata residua dell’Azienda di servizi ambientali responsabile della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti (l’ASA).

Che vuol dire in soldoni? Che cosa cambia – o dovrebbe cambiare – per tutti gli abitanti della valle di Avellino?

E’ almeno dal 1994 (quindici anni!) che la nostra Provincia sperimenta le sublimi delizie dell’emergenza rifiuti in Campania: prima con l’adagiarsi  irresponsabile sulle discariche del Napoletano; poi, mentre queste chiudevano senza che si avviasse nel frattempo un ciclo integrato, immolando il proprio ventre profondo ai milioni di tonnellate di rifiuti provenienti in gran parte dalla costa.

Tra un’emergenza e l’altra, tra discariche gravide di percolato e impianti di CDR ridotti a triturare e impacchettare monnezza “tale e quale”, diventava un vero rompicapo  per tutti, amministratori e cittadini, capire chi avesse la responsabilità su ogni passaggio della raccolta: in un balletto di sigle e pressapochismi che hanno accumulato debiti, disastri ambientali e inefficienze. La verde Irpinia, la piccola Svizzera degli anni ’70, orgogliosa di un lindore possibile però solo grazie alle discariche e alle disgrazie altrui, cedeva rapidamente il posto alla terra zozza e imbarbarita che abbiamo dinanzi, non solo nelle  “sopàle” e nelle aree industriali, ma dovunque.  Più e più e volte l’Irpinia ha chiesto la possibibilità di provincializzare il ciclo dei rifiuti. Lo ha fatto in particolare nei giorni più caldi dell’emergenza, sotto la spinta di  ampie fette della popolazione, che  si sollevavano per scampare alla mannaia delle discariche. Lo ha fatto per non diventare lei la pattumiera di Napoli, il tappeto sotto cui gettare tutto il putridume spalato in fretta e furia nelle  città della Campania. Lo ha fatto ancora, con più credibilità e maturità, quando ha capito che non potendo evitare di pagare un prezzo, meglio sarebbe stato controllare ogni passaggio del ciclo e tentare di ridurli davvero i rifiuti, con un efficace impianto di compostaggio, una serie raccolta differenziata, moderna e non più a macchia di leopardo, e magari mirando a contenere i costi e a creare qualche occasione di lavoro in più. Ci hannp poi pensato la politica e Bertolaso a trasformare in obbligo le aspirazioni. Dal 1° gennaio 2010 non si potrà provincializzare: sarà un dovere, un obbligo previsto per legge.

Delegare ai privati si sarebbe potuto comunque: ma avrebbe significato perpetuare incertezze ed equivoci, balletti di responsabilità e preoccupazioni sul futuro lavorativo per gli addetti. E allora meglio il taglio netto, con l’impegno solenne di tutti i sindaci a vigilare perché non nasca l’ennesimo orto privato della politica, un nuovo carrozzone clientelare buono solo a moltiplicare poltrone  ben pagate e a non risolvere i problemi.

 Via dunque, in tempi strettissimi,  alla fase progettuale: per arrivare a quel 60-65 % di differenziata che ridurrebbe di due terzi i rifiuti da destinare al costruendo termovalorizzatore di Salerno e di qui all’inevitabile, ma  piccola discarica per le ceneri residue.

Eviteremo nuovi, amarissimi risvegli?

Un pensiero riguardo “Il rifiuto è mio. E lo gestisco io.

  • 26 Gennaio 2010 in 9:56
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    Credo proprio che sia impossibile poter dormire. Il nostro caro premier si è vantato a lungo di aver risolto brillantemente il problema rfiuti in Campania ma forse non ha mia fatto un giro nei dintorni di piazza del Gesù a Napoli, dove nei vicoli(addirittura nei pressi del policlinico!) si possono notare carcasse di motorini, tavoli e frigoriferi abbandonati ai lati della strada. O forse nessun politico è passato con una delle sue auto blu tra Nola, Saviano e Scisciano(provincia di Napoli), dove numerosi terreni(anche agricoli) sono letteralmente inondati da spazzatura che addirittura ha preso il posto, in alcuni punti, delle aiuole sparti-traffico!
    Anche a pochi chilometri da Avellino, a Serino, in uno spiàzzo della frazione San Sossio utilizzato come deposito per gli autobus di linea dell’ AIR, si possono notare frigoriferi, paraurti, materassi, vecchi pneumatici ed altri rifiuti abbandonati al proprio destino.
    E questo solo per citare pochi esempi!
    La questione rifiti può dirsi tutt’ altro che risolta!
    Alessandro

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