Un’opposizione decente

berlusconi self made lawNel suo post del 29 novembre, nel commentare l’anatema berlusconiano agli scrittori di mafia e nell’interrogarsi sul crescente nervosismo dell’inquilino di palazzo Chigi, Nando Dalla Chiesa concludeva sul suo blog con una domanda retorica: “Ma è possibile che un Paese, una democrazia, siano alla mercé di questa “cultura di governo”? 

La risposta che mi sorge, naturale e dolente, è la seguente: “Sì, finche questo Paese sarà alla mercé della cultura d’opposizione che ci ritroviamo”.  
 
Facciamo un passo indietro di un anno.

Luglio 2008: Di Pietro convoca la grande manifestazione di Piazza Navona contro il Lodo Alfano ed il il PD che ti fa? Per bocca di colui che con ostentata e leziosa britishness si ostina a definire il Caimano “il Principale Esponente dello Schieramento Avversario”, il partito  dichiara che “No, non si può fare… che è troppo radicale… e poi… con Grillo… con Di Pietro – che ci hanno la “zélla” –  no… proprio no. E trionfalmente invita tutti ad ottobre (!) alla Grande manifestazione dell’Italia (veramente) democratica.”  
Una pena.  
Che ha fatto sicuramente sbellicare Confalonieri, Taormina, Dell’Utri, Cuffaro e i loro amici picciotti. (A proposito, che fine ha fatto Taormina?). Salvo poi, l’indomani, a disquisire tutti, indignatissimi e compunti, sui “pompini” evocati dalla Guzzanti e sui toni poco riverenti usati nei confronti del Papa e di Napolitano. 
 
Un anno dopo la storia si ripete, assai peggio. Da un moto spontaneo del cosiddetto mondo dei blog, nasce l’idea di una grande manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni del Grande Utilizzatore finale. E solo quando il panettone si è gonfiato sopra quota centomila adesioni arriva anche quella, scontata e naturale, di Di Pietro. E’ solo quando il PD comincia a prendere le distanze dall’iniziativa e a dettare dichiarazioni contrarie alla manifestazione che  il ruolo dei dipietristi nella manifestazione diventa, inevitabilmente e oggettivamente, dominante.  
 
Ho fatto molti errori in vita mia: alle mie prime politiche ho votato per Ciriaco De Mita e per Gerardo Bianco (ma il primo si dichiarava allora un supporter della nascente Primavera palermitana – e si accompagnava, contro Craxi, a Prodi, Ruffilli e a Bachelet – ed il secondo pareva un distillato di dignità e di fierezza costituzionale). Alle regionali del ’90 ho perfino votato per Gianfranco Rotondi, quello della pausa pranzo, allora se-dicente paladino dell’antidemitismo becero-clientelare. Nel 94, da militante della Rete ho rischiato di sostenere due farabuttelli finiti poi all’onore delle cronache giudiziarie. Per tre volte ho anche votato alle primarie del PD…

Ma ogni volta, dopo ogni fesseria, non ci ho messo molto per ravvedermene…  

Questi qua, invece, “so’ de coccio”. 
 
Il 5 dicembre a Roma? 
Non se ne parla proprio. Mica siamo brutti sporchi e cattivi, o rozzi come Di Pietro e la Guzzanti.  
E poi Casini, De Mita e Rutelli potrebbero rizelarsi e con chi la facciamo l’alleanza alle regionali?  
Fava propone Saviano o De Magistris per il dopo Bassolino in Campania? E chis-se-ne-frega: noi puntiamo all’alleanza con De Mita, perché ci importa VIN-CE-RE! VIN-CE-RE!  
Col cacchio che stavolta vi do il mio voto!  
In Puglia, Vendola afferma la sua disponibilità a ricandidarsi? Ma no, che l’UDC non vuole: troppo compromesso (ah! da che pulpito!); e poi… diciamolo pure… troppo “ricchione” per avere i loro voti.  
E in Sicilia, in Calabria? Appoggeremo un candidato pulito, credibile, di chiara rottura con le mafie? Stai “frisco”! Aspetta e spera. “L’alternativa si fa VIN-CEN-DO”!  VIN-CEN-DO e non predicando l’alternativa. 
Ma bravi! Complimenti!  
A queste larva di di dirigenza del PD, dei milioni di elettori che non votano più e che stanno per decidere di buttare definitivamente nella spazzatura la mollettina verde che ci hanno dato per turarci il naso alle primarie, non interessa veramente più niente. 

“Mille piazze per l’alternativa” annunciano Bersani e la Bindi.  
Ma va là, andate a casa!

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