L’intollerabile intolleranza del cattolico ‘tollerante’

mixIn questi cupi tempi di temutissime pandemìe virali che tanto hanno turbato anche i Pastori della mia Chiesa (… Cattolica) al Nord come al Sud tanto da spingerli, come Fazio, a dare chiare, univoche e premurose indicazioni di comportamento (al Nord: divieto di scambiarsi il ‘segno della pace’ con una stretta di mano…!; al Sud: poter baciare, a migliaia, l’ampolla di S. Gennaro…!) mi è sorto un dubbio.

Mi sono chiesto, spinto anche dai recenti tre ‘episodi’, apparentemente diversi tra loro, che hanno visto protagonisti la Santanché, il Crocifisso e la morte di Stefano Cucchi con l’immediata esplosione di Giovanardi-pensiero, se noi ‘cattolici’ non avessimo già contratto un altro virus (questo sì, nefasto e pandemico…) che, terminato il periodo di millenaria incubazione, stia oramai manifestando, in pieno, il suo più tragico effetto: l’ intolleranza.

E poichè l’intolleranza non è ‘creata’ né si genera da sé, ma è ‘figlia’ dell’ignoranza e di un sistema basato sul prevalere del forte sul debole, mi chiedo: ma il ‘vero’ cattolico, quello ‘adulto’, non dovrebbe essere già ‘vaccinato’? E il ‘vaccino’, cioè la sua «coscienza», non dovrebbe preservarlo da questa infezione? Non è, la «coscienza cattolica», un ‘puro distillato’ di ”antiche radici culturali e cristiane” che dovrebbe far capire, intuire, perseguire la «giusta via», plasmandone la vita terrena in attesa della Sublime Perfezione?

Perchè non lo fa? Dov’è l’errore? CHI ha sbagliato? Perchè la prima cosa che si insegna al buon cattolico, sulla «coscienza», è ’come lavarla’? CHI lo insegna, lecitandolo? E perchè?

Facciamo un passo indietro: fossimo onesti con noi stessi, il ‘perchè’ ci apparirebbe ben chiaro: per detenere un vantaggio, una posizione dominante.

Sul ‘chi’, oserei dire: lunghe ore di ‘catechesi’ e di ‘dottrina’. Che ci hanno insegnato (inculcato?), fin da bambini, l’idea di «colpa», «peccato» e «paura». Che ci hanno detto che il «Male» è sempre ‘altro’, «colpa» dell’altro (Fato, Diavolo, nemico o tentazione) e che il «Bene» è solo di/da Dio.

Ergo, noi non c’entriamo mai.

Ed è così che si insegna (e si impara…) a pensare a prendersela con i deboli (anche il debole sul più debole…), con le vittime (ricordate cosa abbiamo fatto, NOI, a Gesù?…). Ci convinciamo (ci convincono …) che siamo, comunque, sempre vincenti.

Sul ‘come’ si lava una coscienza, è ancora più facile: una volta abituatici a ‘rendere colpevole’ sempre qualcun altro, lo si ‘etichetta’, ricordandosi, però, che ‘non è bene giudicare‘ (tecnica della pagliuzza/trave …). Ecco, quindi, entrare in scena il nostro benevolo (tollerante) giudizio dispensato a destra e a manca: ‘reazionario’, ‘drogato’, ‘abortista’, ‘stuprato/a’ o ‘violentato/a’, ecc. ecc. …, seguito da un po’ di sano pentimento/ritrattazione ed il gioco è fatto. Possiamo ricominciare. Avanti un altro.

Insomma, il solito catto-dissidente che è in me, sospetta che le “antiche radici culturali e cristiane”, riguardo la “tolleranza” siano state un po’ sopravvalutate e forse un ‘tantino’ travisate …! E sulla scorta delle Parole del Maestro e della Sua simbologia arbòrea, penso che a ‘cotante’ sbandierate radici non è che corrispondano entusiastici frutti, cattolicamente parlando …!

Perchè se noi cattolici, ‘tolleranti’ per antonomasia (come diciamo di noi stessi, delle nostre opere e della nostra religione …), se noi cristiani, dicevo, ci facciamo colpire (Pastori e greggi …) così spesso dal ‘virus dell’intolleranza’, che speranze potremo mai coltivare in questo mondo? Quali credibile testimonianza potremo mai dare? Quali dialoghi intraprendere? E con chi?

Sarò divenuto, anch’io, intollerante alla tolleranza? Probabilmente, ‘si’!

Vi propongo un ‘test’: provate a scrivere, incolonnando sotto la voce “TOLLERO” e “NON tollero”, tutto ciò che vi viene in mente. Con un’unica raccomandazione: scrivete solo ciò che, quotidianamente, traducete VERAMENTE in comportamenti reali.

Credo vi meraviglierete di quanto poco riuscirete a scrivere sotto la voce “NON tollero”.

Io non sono riuscito a scrivere nulla. Perchè, a ben vedere, ci siamo abituati a tollerare di tutto e di più, pur affermando il contrario. Infatti, nell’altra colonna sono riuscito ad inserire di tutto, grazie alla mia ‘tolleranza’: finte relazioni, piccoli soprusi quotidiani, ‘normale’ piccola e spicciola illegalità, criminalità, abusivismo edilizio (che è uno sfregio alla legalità), escort, morti sul lavoro, morti ammazzati nell’indifferenza, evasione fiscale, politici corrotti e corruttibili, ecc. ecc..

Che dire? Penso di avere ancora molto da lavorare sulla mia ‘intolleranza’.

E lo trovo, decisamente, intollerabile.

Massimo De Vinco

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