Scusate il disagio…

tempi moderni… abbiamo lavorato per voi!

Nell’ultimo mese gli amici più affezionati di questo blog hanno dovuto adattarsi ad una situazione da Salerno-Reggio: lunghi lavori in corso, grafica ondivaga, disagi inevitabili per rintracciare pulsanti e funzioni divenute ormai familiari…

E’ che dopo il lungo rodaggio di questi mesi avvertivamo un po’ tutti la necessità, piuttosto che di un puro restyling grafico, di una fruibilità più ricca ed immediata dei contenuti disponibili:  volevamo insomma qualcosa che fosse un po’ più giornale e un po’ meno blog.

Ecco così che abbiamo ridotto le categorie da una ventina a nove, ma le abbiamo rese immediatamente fruibili in una barra superiore bene in vista. Un cambiamento non solo di forma, ma di sostanza: le due sezioni locali (Avellino e Firenze, cui speriamo di affiancarne altre) potranno così affrontare tematiche  più legate al territorio – ma local per noi ha sempre un suo riflesso global – senza più il timore di sbilanciare gli equilibri complessivi. La presenza di più articoli contemporaneamente in vista si propone inoltre come incentivo allo scrolling  e come invito a fruire anche di post non più freschissimi. La navigazione è adesso possibile oltre che per categorie, anche tramite una nuvola di tag, bene in vista nella colonna di destra, nella quale un ulteriore spazio è stato riservato, all’occorrenza, a  contenuti  che meritino una particolare evidenza.

Last, but not the least, c’è il ridisegno della testatina, che al suo interno dichiara un versetto  di Isaia (“Sentinella, a che punto è la notte?”), da sempre caro a credenti e non credenti (da Shakespeare a Dossetti, da Guccini al card. Tettamanzi, solo per citarne alcuni). La foto, sempre la stessa, è una suggestiva veduta dello skyline del centro storico di Avellino, in una prospettiva da pieno Est che gli stessi Avellinesi difficilmente potrebbero riconoscere, visto che è loro fisicamente negata: in primo piano c’è il  profilo del castello, in secondo la silhouette delle due torri, la civica dell’Orologio e quella campanaria del Duomo. La riconoscibilità della veduta poco importa, tutt’altro: volevamo rendere l’idea di una qualsiasi comunità italiana immersa in un’indistinta atmosfera di ombre, in una luce che può essere quella del crepuscolo ma anche, per chi ha speranza, di un’aurora che si avvicina.

Adda passa’ ‘a nuttata”, diceva Eduardo.

Gli amici della pace, però, gli uomini di buona volontà, dei diritti condivisi e della democrazia, sanno bene che senza partecipazione, senza sentinelle operose che veglino instancabili  e uomini ansiosi che continuino a interrogarle, le ombre della notte non hanno alcuna intenzione di dissolversi da sole, ma possono invece consolidarsi  e avviluppare ogni cosa.

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