Change? We can(not)

Luigi De Magistris ad Avellino“Regione si cambia” era il titolo secco proposto da Sinistra Democratica per il confronto offerto alla città sul post-Bassolino. Eh sì, perché a pochi mesi dal voto, in assenza di una reale volontà (e pratica) di rinnovamento sia di uomini che di metodi, il cambiamento lo farà comunque il centrodestra berlusconiano, insediando sulla poltrona di Governatore uno qualunque dei suoi pupazzi: si chiami Rotondi, Cosentino o Mara Carfagna poco importa. A due passi dal baratro, il centrosinistra di governo appare come chi, mentre i ladri son già dentro le mura di casa, continua a banchettare come nulla fosse. Aggrappato a una immagine stinta di sé, disposto a cambiare solo nei dettagli perché nulla cambi, incapace di una vera e profonda autocrita e di passi indietro sostanziali.

“Ca’ nisciuno è fesso”, diceva Totò.

E invece nella testa di Bassolino e dei suoi sodali l’elettore campano è immaginato ancora con l’anello al naso, disposto a vendersi per qualche sovvenzione a pioggia dell’ultim’ora o a ricompattarsi in nome della guerra santa al bau bau di Arcore. O contro una camorra di cui troppo spesso ci si ricorda solo per mascherare i propri fallimenti e la propria insipienza.

C’era aria frizzante, ieri sera, in sala; e non solo per i 5 gradi di temperatura esterna o per i profumi speziati che provenivano dalla vicina iniziativa per la giornata dell’Alimentazione. Voglia di parlar franco e di costringere gli  alleati a scoprire le carte  e a dichiararsi, con sincerità, fino in fondo.

Se questa era l’ambizione degli amici di Sinistra Democratica, il risultato è stato soddisfacente solo a metà. Enzo Amendola, segretario PD in pectore, giovane ma già vecchio, ha eluso completamente le domande secche e stringenti postegli da Raffaele Aurisicchio e ha recitato la parte scontata di chi, chiedendo scusa per generici errori commessi – quali, però, non s’è capito – rivendica “a prescindere” meriti fumosi  e se la cava invocando la guerra santa, la “riscossa civica” contro quella criminalità organizzata e mutante che la fa ancora da padrone.

“Poi, dopo il 26, dopo il congresso, vedrete…” ha promesso agli impazienti interlocutori.

 

Preceduto da un vibrante Giancarlo Giordano che aveva il compito di riscaldare l’ambiente, introdurre il tema e precisarne il contesto, Raffaele Aurisicchio, dopo una partenza morbida e a tratti persino soporifera, si è riscattato con un finale sodo, essenziale, diretto, teso a incollare all’angolo il principale interlocutore: intendeva il futuro segretario del Pd sfuggire a una funzione di mero regolatore del traffico, di puro garante di regole formali? “Intendeva il PD fare pubblica ammenda dei suoi errori e intraprendere con gli alleati un sincero sforzo di rinnovamento, a partire dai metodi e dai contenuti del programma? Considera il PD obiettiva la difficoltà di ricercare un’alleato nell’UDC, che è al governo con il centrodestra in tre province su cinque, è a favore del nucleare,ed ha in De Mita il principale responsabile dello sfascio della sanità campana?”

 

Della non risposta di Amendola si è già detto; bravo nel dettagliare aspetti secondari della crisi, ma capace di autossolvere con disinvoltura la propria parte  dopo richieste di scusa che sono apparse ai più come quelle di Ratzinger sul caso Galileo: troppo tardive e tutto sommato miranti a“ribaltare la pizza.”

 

Una ventata di aria fresca si è potuta riconoscere invece nell’intervento dell’ex PM Luigi De Magistris, meno guascone e sceriffo di quel che un preconcetto diffuso in sala lasciava attendere, e invece lucido, franco e diretto sia nel riprendere l’analisi dei suoi interlocutori – ed anzi approfondendo gli scenari nazionali alla luce del “golpe d’autunno” di Berlusconi – sia di  prospettare una via d’uscita alla crisi campana del Centrosinistra: un coinvolgimento di forze sane e fresche a partire da un candidato governatore che, plasticamente, incarni in sè la discontinuità, il rigore morale e la netta opposizione ai poteri criminali, e sappia suscitare così nuove speranze e  nuovo entusiasmo.

In sala c’è chi ha pensato, a questo punto, a una sua autocandidatura. Qualcun altro a un identikit ritagliato piuttosto su una figura alla Roberto Saviano.

Il miracolo, dunque, affidato ad un cambiamento: netto, percepibile, capace di chiudere i conti con un corpaccione che trascina se stesso e che vantando la propria ancora ingente massa di consenso mira solamente all’autoconservazione. 

Un tentativo, aggiungo, che se dovesse fallire, o non prospettarsi neppure  porterebbe i cittadini della Campania, e tra i più giovani quelli che non vogliono piegarsi ad un mortificante  destino, piuttosto che a chiedersi “Regione, si cambia?” , semplicemente, a “cambiare regione”.

 

P.S.  Ho diviso l’intervento di de Magistris nelle sue tre parti naturali: 1) il contesto nazionale, alla luce del dichiarato tentativo di Berlusconi di azzoppare indipendenza della magistratura, parlamentarismo e libertà dell’informazione;

2) l’analisi della situazione in Campania;

3) la possibile via d’uscita all’empasse (vv. sopra).

 

Ne raccomando l’ascolto.

 

L’intervento introduttivo di Giancarlo Giordano è ai seguenti link:
http://www.youtube.com/watch?v=spnXzP3DKXc

http://www.youtube.com/watch?v=0uNoHmTyQSQ

 

 

Un pensiero su “Change? We can(not)

  • 20 Ottobre 2009 in 22:57
    Permalink

    Il candidato alla Regione per il PDL non sarà né Rotondi né la Carfagna, ma il ben più tristo Nicola Cosentino, già sottosegretario dell’attuale governo e in odore di camorra (lato Casalese).
    Dopo la vittoria di Cesaro alla provincia di Napoli un bel futuro luminoso attende la nostra martoriata terra…
    Mario Uccella

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