La livella del PD

PD defunto1 copiaImmaginate di entrare in un cimitero. Cadaveri ovunque, ammassati in bella fila, in casermoni di marmo e cemento. All’interno dei loculi qualche cadavere più recente sembra come dormire nella sua bara di legno, qualcheduno piu’ vecchio vi giace invece quasi decomposto, ridotto a solo scheletro, ultima reliquia a resistere alle ingiurie  del tempo.

Immaginate ora di entrare nel vostro circolo locale del Partito Democratico.

Qui i loculi si chiamano stanze e i cadaveri finanche si muovono. Persino i decomposti, quelli con i segni del tempo scavati sui volti e nelle membra, passeggiano indisturbati per le sale, parlano, si riuniscono, urlano diktat nel silenzio e nel vuoto che li circonda.

I cimiteri, come i circoli del Partito Democratico, sono un mondo a se’. Si trovano fisicamente (?) entrambi su questa terra, ma in realta’ sarebbero gli stessi  se si trovassero su Giove, su Saturno o al di fuori della Galassia, in un universo parallelo.

In un cimitero, come in un circolo del Partito Democratico, il tempo sembra essersi fermato, come sospeso: magari  mentre un visitatore esterno  si affaccia con coraggio nei suoi tetri corridoi per portare nuove salme sulle spalle: a  prima vista differenti nei lineamenti e negli abiti ma tutte condannate alla stessa oscura sorte.

In un cimitero, come in un circolo del Partito Democratico, ci sono insegne che  commemorano ciò che non c’è più. Davvero poco importa se si tratta di Mike Bongiorno o di Berlinguer, di una famiglia di nomadi straziata dalla fame (e dalle leggi razziali dei ministri xenofobi) oppure dall’onesta’ di non farsi corrompere.

Poi, a un momento convenuto, le porte si aprono, i loculi si lucidano, rintoccano le campane, rullano i tamburi e squillano le trombe: si elegge il nuovo Presidente del Trapassati, il segretario delle Tenebre: colui che finalmente saprà ascoltare le anime sepolte in prima fila e che indicherà la strada alle generazioni future di recente “passaggio”.

La sfida e’ aperta: da una parte il rimpianto Dario Franceschini, vice del fu Walter Veltroni, ex segretario DS trapassato nel 2001 dopo che il suo “vecchio” partito raggiunse il minimo storico del voti e riesumato con decreto d’urgenza  nel 2009 dopo che il suo “nuovo” partito aveva raggiunto (e dalli!) il “nuovo” minimo storico del voti.

Dall’altra, il compianto Pierluigi Bersani, vice della buon’anima di Massimo D’Alema, trapassato nel 2000 dopo la caduta   del suo secondo governo , da sempre sospettato di tramare nell’ombra a favore del suo pseudo nemico, il signore delle tenebre catodiche SilviAdes Berlusconi, morto clinicamente   nel 2007  e subito riesumato con chirurgia plastica d’urgenza, lifting, trapianto di capelli e mummificazione.

Terzo in lizza, una new entry, assunta da Veltroni e D’Alema nel ruolo di comparsa cine-congressuale: Ignazio (quasi fu) Marino, un giovane moribondo in coma, più di là che di qua, che ha scelto di avere la sua prima esperienza d’obitorio di fianco agli altri due candidati. Magari gli va bene. Comunque l’ha già detto: in caso di vittoria,  è per l’eutanasia e il testamento biologico. Nel partito – e solo lì – le sue ultime volonta’ saranno senz’altro rispettate.

Dunque, caro lettore, a te le conclusioni , a te la scelta : farti uccidere pian piano dai morti oppure rimanere padrone della tua vita. Ce ne perdonerà l’immortale Totò, se ci azzardiamo a chiosarlo:

“Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e muorti: nuje simmo serie… appartenimmo a’ vita!”

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