Sull’obiezione di coscienza

 

obiezione medicaUn altro argomento su cui, certamente, ci si “cimenterà” con i soliti toni ‘noti’ nella prossima “campagna d’ottobre” sarà quello dell’obiezione di coscienza medica. Temi scottanti quali l’aborto, il testamento biologico, la fecondazione artificiale, gli embrioni, trattati solo con l’ottusa ‘logica delle parti’ orientata solo ad ‘imporre tesi’ e mai al bisogno delle ‘persone’ (cioè alla loro ‘dignità’ = ‘libertà’) non potranno che determinare i soliti caotici scontri …!

Mi è già capitato di parlare della Legge di Dio e del vile tentativo di Abramo di uccidere Isacco con la scusa del pic-nic. Bene. A questo proposito, la prima domanda che mi pongo e che ‘giro’ ai sempre meno numerosi (a giudicare dai non-commenti pervenuti …) lettori di questo Blog è: perchè Abramo non ha obiettato quando ha ricevuto l’ordine di uccidere? Perchè proveniva da Dio ? Lo stesso Dio che poi ha cambiato idea con il V comandamento ? …

Pur reputandole un’importante “spia” del livello di ipocrisia della nostra società, vorrei sorvolare sulle “posizioni politiche” ed elencare semplicemente le domande che mi vengono spontanee: ” Chi può definire i limiti della scienza e come? Fino a che punto possono essere contrastate le scelte individuali?” “Una maggioranza quale che sia può imporre le proprie scelte a una minoranza? Persino se  toccano la sfera privata dell’individuo e impongono di soffrire contro il proprio volere?” …

Se dal rispondere ad esse mi astengo, non posso esimermi dal farlo, con le quattro seguenti, di taglio più “religioso”.

La prima, da credente : “Può una religione imporre la sua dottrina anche a chi non crede?”.

La seconda, da essere umano: “Che cos’è la coscienza? Un qualcosa che risponde solo alle proprie convinzioni o che sa farsi carico anche dei problemi degli altri?”

La terza, da medico (e senza aggettivi …): “Ma che tipo di coscienza ha oppure dovrebbe avere un medico?”

Sorvolo sulle risposte alla prime due domande, confidando nella sagácia del lettore (!).

Per la terza, penso che la coscienza del medico non possa assolutamente limitarsi alla propria convinzione religiosa o ideologica, perché il medico è un mandatario della società e, come tale, deve farsi carico anche degli effetti che la sua decisione ha sulla vita futura della persona che gli chiede l’intervento se non addirittura dell’intera società cui appartiene. Come non pensare, ad esempio, alle sempre più frequenti condizioni di indigenza in cui versano le famiglie poco abbienti con molti figli o alle gravidanze imposte (per stupri e/o abusi) in età adolescenziale? O ancora a quelle di cui oggi si può facilmente prevedere e/o conoscere con certezza l’esito in una malattia genetica? O infine agli interventi non professionali (illeciti ed operati in clandestinità) e quindi a rischio,  cui può portare la disperazione, con la copertura ipocrita e compiacente della società?

Tutto ciò deve far parte, oppure no, della “coscienza medica”? Credo di SI (senza ‘se’ e senza ‘ma’!). E a proposito mi chiedo: “È lecito/etico astenersi da un intervento medico (in ogni senso …) appellandosi alla propria coscienza?” Credo che ‘obiettare’, in questi casi, restringa (e di molto) la coscienza in genere e quella ‘medica’ in modo particolare.

La quarta domanda me la faccio da cattolico  ‘rubandola’ al vangelo di Marco, cap. 12: “Conta più l’osservanza dei princípi o l’amore per gli uomini ?”

Insomma, è più etico chi si attiene alla lettera e alle convinzioni religiose, ignorando le ‘persone’ e le conseguenze individuali e sociali del duo diniego di prestazione e cura, o chi il carico se lo assume per intero, per compassione, per tolleranza  e solidarietà umana, SENZA GIUDICARE?

 

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