Sull’aborto

abortoIn vista della “campagna di autunno” politico/religiosa che interesserà molti temi “scottanti” di bioetica cui tengo particolarmente, mi è d’obbligo fare una premessa: non sono e non sarò mai in grado di esprimermi in maniera ‘assolutistica’ su questo o quell’argomento. Non è ignavia; è che la mia esperienza e professione non mi consentono di reputarmi né un ‘solone’, né un portatore di “verità” o di argomenti “non negoziabili”, ci mancherebbe altro.

Quello che mi interessa veramente, in fondo, è condividere le mie idee e confrontarmi con chi ne ha di diverse, con una sola ‘regola non negoziabile’ e , spero, condivisa:  rispetto e discussione (eventuale) con la sola ‘forza’ delle stesse, senza scontri, sofismi, discorsi o affermazioni preconcette, ma con il solo intento di mettersi in discussione per crescere personalmente e far parte, possibilmente, di una società più tollerante.

Uno dei prossimi argomenti ‘scottanti’ (tra l’altro già parzialmente ‘innescato’ dall’ ‘ok’ dato dall’AIFA alla Ru486) sarà, certamente, l’aborto.

Prima di procedere oltre, conviene chiarirsi su alcuni termini: io penso che l’«essere umano-donna» sia una persona. Così come l’«essere umano-uomo». E perchè ogni essere umano acquisisca ‘dignità di persona’, bisogna considerarlo fornito, oltre che di un corpo, anche di un’anima (intesa come spirito/psiche/coscienza in tutte le sue accezioni/pensiero). A questo punto affermo che ogni persona ha il diritto di rispettare ed essere rispettata da ogni altro essere umano. Sempre.

Ma torniamo alla «persona-donna». Eliminando o, peggio, non considerando una donna come una‘persona’, credo la si svilisca al semplice ruolo di ‘corpo-macchina’ per la riproduzione della specie. E, in questo modo, credo si svilisca tutta la storia evolutiva dell’intero genere umano. E torniamo all’aborto.

Da cattolico un po’ dissenziente, penso che la sua ‘condanna’ e/o ‘demonizzazione’ non sia, sempre e comunque, cosa buona e giusta. Non può esserlo perchè credo che ogni persona (questo sì in maniera assoluta) venga al mondo con la libertà/il diritto di prendere autonomamente decisioni che riguardino sé stessa, sempre che tali decisioni non ledano libertà e diritti altrui, con tutte le (eventuali) conseguenze del caso.

Ogni persona, essendo tale, deve tendere e pretendere a vedersi riconosciuto questo status da ogni altro essere umano.

Credo, da cattolico, che sia giusto condannare sempre l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico ed affermare il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire. Sono contrario all’aborto forzato, dallo Stato o dalla comunità. Non trovo né giusto, né giustificabile, che ci siano interi paesi e/o continenti in cui l’aborto viene usato come strumento per la riduzione sia della natalità, in genere, che anche di quella specificamente femminile. I mezzi usati sono sempre gli stessi: leggi (!) repressive e violente, create ad hoc (!) (Cina, Corea del Nord o alcuni Stati latino-americani); usi e costumi (!), spesso religiosi, (India e tanti altri luoghi); terrorismo (!) fisico e psicologico (sui singoli e sulla popolazione) (‘il peccato’ o la strumentalizzazione dell’allarme che suscita l’aumento della popolazione umana).

Trovo assolutamente ‘disumano’  questo tipo di controllo coercitivo della natalità, perchè così si espropria e violenta, in nome del “sociale” o di “qualche dio”, soprattutto il corpo delle donne. Questo, sia nell’aborto indiscriminato o nell’infanticidio delle figlie femmine, sia quando la tecnologia riproduttiva permetta di predeterminare il sesso del figlio voluto escludendo le femmine.

Quindi ritengo assai giusto favorire tutte le politiche (es.: campagne di informazione e/o di sostegno materiale nei confronti delle famiglie e delle donne) che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell’aborto. Trovo vitale che donne e uomini di tutto il mondo debbano essere informati sui modi per rendere sempre più responsabile la maternità e la paternità. Trovo, parimenti, assurdo e bigotto il protezionismo ed il proibizionismo in materia di contraccezione. E trovo irresponsabile, da cattolico dissenziente e da medico, il ribadire (perfino in Africa) da Benedetto XVI, la condanna cattolica del preservativo. Così come trovo altrettanto ovvio precisare che l’uso del preservativo non esaurisce certamente il significato del termine ‘favorire tutte le politiche’ sopracitato!

Rimango molto perplesso, invece, dalla demonizzazione che si fa, in un paese come l’Italia (dove si parla di parità delle donne, pari opportunità, pari diritti/doveri, ecc. ecc. ), della scelta di abortire. Ma non è ovvio che la scelta di abortire coincida con quella di non abortire ? Ma se alle donne (alle ‘persone-donne’) viene riconosciuta una libertà di scelta, che senso ha proporre di perseguire penalmente l’aborto, condannarlo alla clandestinità e metterle all’indice ? Non è questo, propriamente, un delitto ? Posso capirlo e trovare un senso per l’aborto forzato, lì dove siano in vigore politiche dispotiche e brutali di denatalità, di privazione della ‘dignità’, ma non certo in Italia, un Paese in cui la Legge 194 ha già avuto l’effetto di una forte diminuzione degli aborti (a conferma che, in libertà, le persone sono capaci di pensare …!).

Forse abbiamo trovato, per l’Italia, il nocciolo (religioso e non) del problema: il riconoscimento dell’autodeterminazione delle singole donne, che è a sua volta l’essenza più preziosa delle democrazie ed il problema delle religioni.

La Gerarchia cattolica (in gran parte …) tende a considerare complementari e a stigmatizzare allo stesso modo tanto la libertà di autodeterminazione delle donne, che l’oppressione degli Altri Stati sulle donne.

Da cattolico un po’ dissenziente, non credo sia giusto avere ‘solo’ questa prospettiva. Certe assolutezze “pro-life”, come ho detto all’inizio, non riesco a farle “assolutamente” mie.

Ho bisogno di fare alcuni ‘distinguo’, che mi permettono di ‘sentirmi’ in pace con la mia coscienza e che, riassumendo, sono:

1- “Nessuna donna può essere obbligata ad abortire”;

2- “Nessuna donna può essere punita perché rifiuta la maternità”;

3- “Tutte le donne devono sentirsi libere di non abortire”.

Scusate se sono stato un po’ prolisso …….!

Massimo De Vinco

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