Profondo Sud. 3. La ciclabile più lunga d’Europa

ciclabile capaccioPer chi le piste ciclabili le aveva viste da turista solamente nell’europa calvinista e luterana o ne aveva favoleggiato ad occhi aperti con gli amici ambientalisti, l’annuncio della costruzione tra Salerno ed Agropli della più lunga ciclabile d’Europa, più di dieci anni fa, sembrò uno di quegli eventi che segnano un’era: come le monetine a Craxi o l’affidamento a Bohigas del Piano regolatore di Salerno. Sembrò, per l’appunto. Ma non era l’unico segno e la speranza fu grande. Contemporaneamente, ad esempio, le ruspe del Genio dell’esercito, chiamate (a pagamento!) dal coraggioso sindaco rifondarolo di Eboli, Gerardo Rosania, spianavano decenni di ciarpame abusivo a cotè della realizzanda pista, dove persino le strade avevano nomi abusivi: via Maradona, via S. Gennaro, in un guazzabuglio osceno tra camorra locale (il clan Maiale, nomen omen), famiglie partenopee in vacanza  e imprenditoria dell’abuso (c’era perfino una fabbrica di prefabbricati da “tutto in una notte”. Rosania per pagare i genieri dovette appezzentire il bilancio comunale e farsi molti nemici. Tanto più quanto si è poi trattato di disegnare un futuro per quel litorale risanato e immaginare prospettive meno anguste di un lido mordi e fuggi e qualche bar tabacchi. Me ne sono ricordato quando a giugno si è presentato, invano, come candidato alle Elezioni Europee, per quel Leviatano a troppe teste di Sinistra e Libertà.

Nel giro di un paio d’anni la ciclabile è venuta su velocemente: ma si è capito subito che il bambino rischiava di nascere già morto. Ogni Comune si progettava il suo lotto a cavoli suoi: Pontecagnano con le piantine di licustri ai bordi (sopravvissute una su 10 e solo nei tratti in cui qualche edificio spezzava la salsedine marina); Battipaglia con i guard-rail in acciaio rivestiti di legno; Eboli in brecciolino con eco-recinzione stile comunità montana, già fatiscente prima di essere completata. E poi mille lacune e ritardi, che l’Alta velocità tra Napoli e Caserta ci fa bella figura: pali dell’illuminazione non spostati, ponticelli da completare, cassonetti dell’immondizia lasciati in mezzo alla pista e soprattutto i tratti più delicati – proprio nei punti in cui un ciclista, normalmente rischierebbe la vita – mai nemmeno incominciati. Per non parlare della manutenzione: meno di zero. Un’offesa all’intelligenza e al pudore.  Dei cittadini ma evidentemente non delle facce di bronzo dei Presidenti di Provincia, i cui nomi campeggiano ancora sui cartelli di inizio lavori. Uno schifo che a raccontarlo mancano le parole: monnezza, rovi, buche, non-finito, con l’inevitabile corollario dei piccoli vandalismi degli idioti di turno. Perfino i marocchini e le ucraine che popolano le campagne tra Battipaglia ed Eboli, o i turisti, che a Paestum si spostano dalla casa in fitto allo stabilimento balneare, preferiscono continuare a rischiare la vita sull’asfalto che sottomettersi al pietoso zig-zag della finta ciclabile. 

 

Un pensiero su “Profondo Sud. 3. La ciclabile più lunga d’Europa

  1. Non me ne vogliate: non è merito delle attuali Generazioni di popolazione autoctona, ma vorrei lascir traccia di quello spettacolo goduto, non più tardi di ieri, percorrendo la via Chiantigiana, in uscita da Firenze, verso Greve, Panzano, fino a Radda in Chianti (Provincia di Siena).
    Credo che lì, tanto tempo fa, ci si sia messo di impegno anche il Buon Padreterno. Quel giorno doveva davvero esser di buon umore, quando ha disegnato quei colli e li ha resi fertili.
    Un po’ di merito, certamente, ce l’ha anche che -negli anni- ha coltivato le vigne e ne ha fatto uscire quel vino che sappiamo.
    Ma gli “Architetti del paesaggio” (antesignani di quelli di oggi, Laureati) sono quelli che hanno lasciato, qua e là, un gruppetto di tre o quattro cipressi, una quercia, una radura). Per non parlare di quei Borghi (ristrutturati) che sono tornati a vivere, senza alterare né profili, né colori.
    Il tutto -va ammesso- non è molto indicato per i Ciclisti, ma… pazienza.
    I confini amministrativi, poi, sono segnati (a volerli vedere) da cartelli stradali lungo la Strada Regionale 222 (la “Chiantigiana”), appunto. Niente più.

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