LU CURAGGIU DE NU… Vigile senese

firenze_osteriagiovanni_piccione1Anche chi non aveva mai assistito né al Palio, né ad una sua Prova Generale, dalla Piazza, dai Palchi, dalle terrazze o dalle finestre che danno su Piazza del Campo, ieri sera avvertiva che qualcosa non stava andando come previsto.
Come era possibile che, incurante sia del mortaretto che aveva dato il via allo sgombero della pista, che di tutti coloro che ostentavano il privilegio di continuare a calcare il tufo, un piccione se ne potesse andare a spasso, proprio lì a tutto indifferente?
Chi (come il corrispondente di questa Testata) era su un Palco all’altezza della curva del Casato, lo aveva visto, da prima, passeggiare sulla pista all’altezza dell’Entrone.
Era riuscito, senza mai spiccare il volo, a dribblare sapientemente sia gli addetti alla pulizia, che erano avanzati dalla Cappella di Piazza fino al Casato, con le loro ramazze, cassette e carretto, proseguendo, poi, lungo tutto l’intero giro .
Era vero che aveva tentato di andarsene nell’Onda (giunto all’altezza di via Dupré), ma non gli c’era voluto molto a capire che anche quell’ultimo accesso alla pista era stato, da tempo, chiuso.
E così, se ne era venuto verso il Casato e lì aveva deciso di proseguire nel suo vagabondare a piedi, per niente rassegnato per la totale assenza di lombrichi e (sembrava) neppure insospettito dal fatto di non aver incontrato alcuno dei suoi simili.
Ma, insomma: era mai possibile che fosse lì, in Piazza, in quel momento, un essere vivente che non aveva mai davvero sentito parlare né del Panforte Sapori, né del Palio di Siena?
A guardarlo da vicino (come non farlo? aveva calamitato l’attenzione di tutti coloro che, da varie angolature ed altezze di punti di osservazione, potevano osservare quei metri quadrati di tufo) si vedeva qualcosa che, forse, offriva una chiave di interpretazione possibile della stranezza dell’inatteso spettacolo: la sua ala sinistra fregava terra ed era chiaramente spezzata.
Era chiaro che non era lì né perché aveva scelto di attirare l’attenzione su di sé (avrebbe scelto l’indomani per la sua protesta, che avrebbe avuto un’eco ben maggiore se il Regista RAI avesse, in un momento di ” fiacca “, privilegiato una sua inquadratura), né perché inviato dalla LIPU, in accordo con qualche Sezione locale della Lega per la protezione degli animali.
No: non se ne volava via, semplicemente perché… gli era interdetto il decollo per motivi tecnici.
Il fatto è che, dopo che anche il Sindaco, i Giudici della Festa, i Capitani, il Magistrato delle Contrade, il Mossiere, i Mangini e gli altri “privilegiati” avevano percorso il tratto di pista che, dall’Entrone conduce alla zona della Mossa, meritandosi gli sguardi ammirati degli astanti e gli sventolii dei fazzoletti di Contrada dedicati a questo o a quello ( omaggi talvolta  ricambiati con sorrisi e misurati gesti della mano), tutti ripresero ad osservare il piccione.
Una decisione si imponeva: non si sarebbe potuto rischiare l’irreparabile, tanto più che nessuno riusciva ad immaginare come si sarebbero susseguiti quegli istanti fatali che pur si sentivano incombenti.
Gli attimi a disposizione, ad un tratto, apparvero davvero pochi: una quindicina di Carabinieri a cavallo erano entrati sul tufo (dalla Torre) e, al passo, avrebbero fatto un primo giro di pista per raccogliere gli applausi (a Siena… la Lega non sfonda) e, poi, avrebbero entusiasmato (come, da anni, fanno prima di ogni Prova Generale il 1° luglio ed il 15 agosto) tutti, percorrendo mezzo giro di pista “alla carica”, obbedendo al muto ordine del Comandante, con tanto di sciabola sguainata.
I Carabinieri,  fieri (loro ed i cavalli), al passo, erano oramai giunti davanti al Palco delle Comparse (per la Prova Generale, dedicato ai “cittini” delle Contrade); davvero si imponeva una decisione.
E fu a quel momento che, obbedendo ad un Ordine superiore (non giunto via radio dal Comandante), sgorgato dal profondo della sua professionalità ed umanità, sprezzante del fatto che i Carabinieri stessero avanzando, un Vigile del Comune di Siena, che stazionava alla Curva del Casato, con mossa fulminea fece sul tufo quei pochi passi che gli consentirono di porsi, all’interno della curva, fra il piccione e il plotone che avanzava.
Fu questione di pochi attimi: il piccione ebbe un attimo di smarrimento, come se ad un tratto avesse realizzato la singolarità della sua posizione e si stesse rassegnando a consegnare i documenti e a fare la prova del palloncino.
Gli astanti possono testimoniare che, dalla decisione con cui il Vigile lo ha aggirato, è rimasto quasi ipnotizzato e in un attimo la possente mano destra del vigile (da davanti) lo ha afferrato e sollevato da terra, un istante prima di quando un applauso fragoroso consegnava al coraggioso Vigile la riconoscenza di tutti coloro che avevano trepidato per quel pennuto e temuto il peggio.
Il Vigile, al terzo passo di rientro verso il Casato, realizzato il fatto che il fragoroso applauso era per lui e che la brillante operazione che aveva concluso gli stava impegnando solo la mano destra, si aprì in un largo sorriso e alzò fieramente il braccio sinistro in alto, in segno di ringraziamento.
Il piccione  scomparve dietro il Casato e le cronache non danno conto se nell’Aquila abbia trovato degna accoglienza.
Resta, comunque, nel Cronista e nei tanti che hanno vissuto anche quei momenti, una riprova (inattesa) di come sia inconfutabile che “a Siena, nella Pazza del Campo gremita da decine di migliaia di persone, l’ordine pubblico viene mantenuto solo dai Vigili Urbani, disarmati”.
Spiace citarlo per questo, ma il Sindaco di Firenze (in quel di Cortina), un paio di giorni fa, ha detto che “a Firenze la sicurezza è garantita più da un Trippaio che non dall’Esercito”.
A Siena, è ancora la Tradizione che difende.
Assieme a… LU CURAGGIU DE NU Vigile Urbano.

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