Dove eravamo rimasti… 2

papalaserverde17 luglio. Non è un giorno qualsiasi, ma venerdì. Non è vero, ma ci credo ! VENERDI 17 !! Cosa mai potrebbe succedere al Cattolico ‘number one’ ? che Benedetto cade nello chalet e si frattura il polso destro ! Il Mondo Cattolico (quasi) Tutto trattiene il fiato. Morirà ? Resterà invalido a vita ? Farà “infortunio sul lavoro” ? Ma il Papa li paga i contributi INAIL ? Avrà diritto alla “malattia” ? Ma, soprattutto, sarà stata colpa di uno dei due gatti ? O del ‘vaticanista’ estromesso ? Alcune suore, appresa la notizia, si mettono in macchina e si fiondano al suo capezzale. Viaggiando a folle velocità, collezionano una serie impressionante di infrazioni al codice della strada, tali da indurre la Polizia Stradale al ritiro della patente per un mese e 375 euro di multa. Per un polso destro. Rotto. Nel frattempo il Papa, in Pronto Soccorso, chiede di essere trattato come un qualsiasi ‘utente’. Viene quindi ricevuto dal Primario ortopedico e da quello di Rianimazione, notoriamente le prime figure sanitarie che, in un P.S., si dedicano alla ‘gestione’ dei pazienti.

Il Mondo Cattolico (quasi) Tutto, a questo punto, smette di trattenere il fiato e cominciano i primi bilanci delle conseguenze DIRETTE che la frattura comporta: 1- non potrà finire in tempo il secondo libro su Gesù …! 2- non potrà benedire con la mano destra, ma dovrà accontentarsi della sinistra (reputata teologicamente valida dopo apposita Consultazione Vaticana …); 3- il primario ortopedico e quello di rianimazione del Policl. Gemelli (supportati dalla Binetti …) iniziano un ciclo di preghiere ed esercizi spirituali chiedendo a Dio perdono per non essere recati anche loro a Les Combes con il Santo Padre e chiedendoGli di non essere rimossi a vantaggio dei più meritevoli (e fortunati …) colleghi valdostani …! 4- Con l’impareggiabile tempismo e amore verso il Santo Padre che li contraddistingue, i levebvriani comunicano che non parteciperanno all’Angelus.

20-07. Il Papa però non si abbatte ed ai disoccupati dice: “non scoraggiatevi”. Non è stata riportata alcuna intervista rilasciata dai disoccupati presenti (!). Forse per evitare qualche colorito commento o qualche altro licenziamento di cronista ?

26-07-09. Il Papa «riabilita» Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955) gesuita francese, filosofo e paleontologo, noto per le sue idee di scienziato evoluzionista. Detto il «gesuita proibito» o «il Darwin cattolico»: uno dei più grandi teologi del ‘900, tra gli ispiratori del Concilio. Di lui, oggi, Benedetto XVI elogia “la grande visione che ha avuto anche Teilhard de Chardin”: l’idea paolina che «alla fine avremo una vera liturgia cosmica, e il cosmo diventerà ostia vivente».

Per questo, ovviamente, fu perseguitato. Per aver introdotto il metodo evolutivo nel pensiero teologico e uno sguardo ottimista, ma non ingenuo (!), verso il mondo e la scienza, e fu condannato dal Sant’Uffizio, tra l’altro, perchè parlava di “materia divina” e per questo fu accusato pure di panteismo!

Nota bene: su Pierre Teilhard de Chardin pende ancora il monitum del Sant’ Uffizio (che il Buon Benedetto XVI ha guidato per 23 anni) che il 30 giugno 1962 (DOPO la sua morte …!) arrivò a esortare «tutti gli Ordinari e i superiori di Istituti Religiosi, i Rettori di Seminari e i Direttori delle Università, a difendere gli spiriti, particolarmente dei giovani, dai pericoli delle opere di Pierre Theilard de Chardin e dei suoi discepoli che offendono la dottrina cattolica».

Il 27 luglio, il papa cita prima i nonni: «Il compito educativo dei nonni è sempre molto importante e ancora di più lo diventa quando, per diverse ragioni, i genitori non sono in grado di assicurare un’ adeguata presenza accanto ai figli, nell’ età della crescita». Poi saluta i «cari valdostani» in patois, l’antica lingua franco-provenzale della zona: «ze si fran content d’ itre inquie avui vo!» (trad.: «sono proprio contento di essere qui con voi!»). E, per finire, dedica un pensiero agli immigrati salutando «i numerosi africani residenti a Torino».

29-07-09. Benedetto XVI termina il suo periodo di riposo a Les Combes. Meno male. Per un semplice calcolo delle probabilità (= obbligatorio aumento del numero di attività terrene cui, gioco-forza, ogni Santo Padre deve attendere), diminuisce fortemente la sua possibilità di “fare molti danni”, sia pensando autonomamente, sia ribattendo le tesi e/o i complotti teologico-catto/dissenzienti-comunisti (insomma, le solite e arcinote Forze del Male …).

01-08-09. Mancava al Mondo Cattolico (quasi) Tutto il Papa-cantante. Lacuna colmata.  Benedetto XVI debutta come cantante in un disco che sarà pubblicato per Natale dalla Geffen, l’ etichetta dei Nirvana e dei Guns’ n’ Roses. Un pezzo sarà cantato da lui, altri sette saranno sue preghiere accompagnate dalla Royal Philharmonic Orchestra e dal coro di San Pietro. Non è dato sapere, al momento, se ci sia stato qualche contatto con Apicella … !

… Mamma mia, che fatica …!

Un pensiero riguardo “Dove eravamo rimasti… 2

  • 9 Agosto 2009 in 1:04
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    Caro Massimo, prima di tutto: bentornato!
    Credo, come te, che “di qua dal Tevere” le cose non vadano meglio, ma non per questo penso sia il caso di scaricare, periodicamente, solo immagini da una sorta di web camera puntata là dove quella sigla SCV ben si presta, da anni, ad esser letta: “Se Cristo Vedesse, Sarebbero…. Cavoli Vostri”.
    Desidero solo riportarti qualche rigo dall’ultimo libro di Ivan Della Mea (“Se la vita ti dà uno schiaffo”):
    “Ci fu che nel tempo di questi racconti, anni di tempo, a occasioni più o meno date, spesso fortuite, gli ulivi fecero il loro a Torre, raccolti alternati, buoni scarsi, con l’olearia o senza. Ci fu la gelata del 1985. Ma la natura a volte ha nella sua bisaccia più provvidenza degli dèi.”
    Quando, ieri sera, ho letto queste righe a pagina 77 (confesso che sto centellinando questo bellissimo libretto, quasi per meglio assaporare le parole e far durare l’eco della presenza di chi le ha scritte), no ho colto l’incipit, quasi biblico, la consapevolezza che quella piante, radicate nel terreno delle proprie origini (Torre Alta di Ponte del Giglio è vicino a Lucca), pur con raccolti di alterna qualità, avevano fatto “il loro”, aiutando uomini, donne, vecchi e bambini a sedersi, ogni giorno, a tavola godendo dei loro frutti.
    Ed, infine, quella mirabile esaltazione della provvidenze della natura, che trae della sua bisaccia quel che aiuta ad andare avanti. Magari anche quando ci si sarebbe aspettato di vederlo arrivare da un’altra fonte.
    Oggi pomeriggio, Massimo, ho partecipato al funerale (in una Chiesa di Firenze) di Gaetano, un anziano che era stato sordo fin dalla nascita.
    Saremmo stati cinque o sei, in quella Chiesa, ad aver sentito i rintocchi della campana, all’inizio.
    Non li hanno uditi le altre decine di familiari e amici di sempre, anch’essi privati (quasi tutti dalla nascita) dell’esperienza del suono.
    Ho seguito con attenzione i gesti dei due Sacerdoti; uno di essi (lo avevo visto altre volte) è sordo-muto, mentre l’altro Officiante, al suo fianco, parlava lentamente e accompagnava ogni espressione con una semplice raffigurazione, nella Lingua Italiana dei Segni, che consentiva a chi lo voleva di esser partecipe alle invocazioni, alle Letture, alle esortazioni.
    Alla fine, prima del rito della Benedizione del feretro (mai, prima di oggi, l’avevo visto fare) il Sacerdote ha invitato tutti ad uscire dalle panche, a stringersi attorno alla bara, a toccarla, prima di lasciare la Chiesa.
    Bello anche l’invito rivolto a tutti: “Domani, se incontrate un povero (la parola è raffigurata con un movimento della mano destra che sfiora l’avambraccio sinistro), aiutatelo”.
    Parafrasando Ivan Della Mea, vien da pensare che, perfino la Chiesa abbia una bisaccia non propriamente vuota.
    Magari sbaglieremmo se volessimo cercarla solo là dove (e meno male, se fosse davvero così) anche altri, dall’alto, sono usi ad apprezzare i “raccolti alternati, buoni scarsi, con l’olearia o senza”.

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