Truffe nucleari

Mr.Burns grandeIeri è stato approvato in lettura definitiva dal Senato della Repubblica (delle ban[d]ane) il Disegno di Legge conosciuto come “DDL Sviluppo”, ulteriore mattone della deriva destrorsa del Paese.
Uno dei punti caldi della legge è il ritorno al nucleare. Con i 3 referendum abrogativi del 1987 circa l’80% dei votanti (furono oltre il 65% degli aventi diritto) espresse la propria contrarietà alla presenza di centrali atomiche in Italia. Si è sempre detto che gli italiani furono influenzati dal disastro di Cernobyl e, in anni più recenti, che i tempi e le condizioni sono cambiati e che l’esito della consultazione non ha più molto valore.
Come al solito le forze delle destre sono riuscite a calpestare la volontà popolare e la democrazia.
È previsto infatti che il Parlamento è vincolato dall’esito abrogativo del referendum, cioè è impossibilitato a disciplinare in maniera identica la materia così come abrogata dalla consultazione popolare. Inoltre si può adire la Corte Costituzionale se una nuova legge non rispetta gli esiti del referendum popolare.
Come al solito le forze delle destre sono riuscite a giocare sul sottile campo della lettera e della ratio della norma. Il testo approvato, così come le leggi in materia che in futuro certamente verranno emanate, non è e non saranno testualmente identiche alle disposizioni abrogate (e ci mancherebbe!), nè disciplina o disciplineranno “in maniera identica la materia così come abrogata dalla consultazione popolare”, ma di fatto “non rispetta gli esiti del referendum popolare” che espresse un netto “No” all’uso dell’energia nucleare, per cui ci sarebbero gli estremi di un ricorso alla Corte Costituzionale, a cui però nessuno al momento ha fatto riferimento e nel cui esito non si potrebbero riporre molte speranze date le recenti notizie di giudici della Suprema Corte allegramente a cena con i loro “imputati”. Indipendetemente dall’essere ideologicamente favorevoli o contrari alle centrali, bisogna considerare un dato di fatto insindacabile: IL NUCLEARE È INDISCUTIBILMENTE ANTI-ECONOMICO. Da numerosi studi condotti negli ultimi anni risulta evidente come il beneficio marginale dell’energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari è minore del costo marginale da sostenere per produrla. Semplificando, il costo di produzione è maggiore del “prezzo di vendita”. Anche un bambino si renderebbe conto che se i ricavi sono minori dei costi si opera in perdita e si distrugge ricchezza. A noi italiani invece viene detto che grazie all’energia atomica risparmieremmo sulle bollette della luce! Per rafforzare questa tesi viene portato ad esempio il caso francese, ma non viene descritto onestamente. Il fatto è che molti pseudo-studi e pseudo-ricerche sui benefici economici del nucleare presenta un errore metodologico: viene preso in considerazione solo il costo di produzione diretto dell’energia elettrica e non anche i costi di stoccaggio e di smaltimento dei rifiuti tossici.
In Italia stiamo ancora pagando (è una tassa occulta inclusa nella bolletta) lo smaltimento delle scorie dell’attività nucleare italiana degli anni ’60. Dal 2000 l’agenzia addetta a questa attività ha speso 1.092,2 milioni di euro, senza contare gli ultimi 100 milioni dirottati nel 2009 (http://www.pressante.com/ambiente-e-salute/1435-la-tassa-occulta-del-nucleare.html).
Il costo dell’elettricità per kW/h in Francia è di 0,07 € mentre in Italia oscilla tra gli 0,13 e gli 0,28 € (vedere: http://alternativenergetiche.forumcommunity.net/?t=11581886 e http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20071229073028AApzd0W), ma questo in bolletta. Lo Stato francese gestisce lo smaltimento delle scorie attraverso l’esercito, facendo così gravare i relativi costi esorbitanti sulle tante voci delle spese militari e quindi in ultima istanza su tutti i contribuenti. Il costo effettivo per kW/h è difficilmente quantificabile, ma si stima che debba essere molto superiore a qualsiasi prezzo praticato in Italia. Occorre inoltre ricordare i costi altissimi di costruzione e quelli ancora più alti di smantellamento delle centrali che hanno una vita molto limitata.
A questo punto a chiunque appare chiara la non economicità e la non convenienza del nucleare, eppure siamo costretti a questo ritorno dall’insaziabile ingordigia e avidità dei soliti noti, che vedono in questa operazione l’ennesima possibilità di inzuppare il pane nella minestra anche a scapito della loro stessa salute.
Per farsi un’idea sull’argomento basta dare un’occhiata a (http://www.nuclearenograzie.it/?cat=5) e a (http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-03-05/06.spm) e per sapere che cosa ne pensa una parte importante del mondo accademico (http://www.energiaperilfuturo.it/lettera-aperta-maggio.pdf).
In conclusione si segnalano due chicche dell’ormai tristemente famosa neoapprovata legge.
Innanzitutto è stata reintrodotta la class action, già introdotta dall’ultimo governo Prodi e poi sospesa dal ritorno del cavaliere, ma in versione light: non può essere utilizzata per tutto quello che è successo prima della sua entrata in vigore, prevista oltretutto non prima del gennaio 2010. In pratica un modo per evitare il suo impiego nei processi Cirio, Parmalat e tutti i recenti scandali bancari. Inoltre si è ripristinato il finanziamento pubblico ai giornali (sempre annullato durante l’ultimo governo Prodi) per un ammontare pari a 70 milioni di euro per il 2009 e altrettanti per il 2010 (totale di 140 mln) coperti con l’aumento della cosiddetta Robin Tax. Praticamente un imbroglio, perchè la simpatica imposta (si ricordi che la tassa è legata alla fruizione di un bene/servizio mentre l’imposta è relazionata alla capacità contributiva) colpisce l’Ires delle aziende petrolifere e dell’energia elettrica che hanno un fatturato maggiore di una certa soglia, che possono essere ridotte prevalentemente a ENI e a Enel, entrambe controllate dal Governo italiano, che in vari modi detiene consistenti partecipazini azionarie. In realtà lo Stato tassa se stesso (ma anche centinaia di migliaia di piccoli azionisti sparsi in tutto il mondo) per racimolare i fondi con cui finanziare i giornali (e quindi anche certi editori di nostra conoscenza…). Peccato che ci sia stata una splendida puntata di Report che ha mostrato come viene utilizzato il finanziamento dai quotidiani-organi di stampa dei partiti. Quando pure esistono non solo sulla carta…

Aniello Bianco

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.