“Mi dicono che non ci sono domande”.

berlusconi g8“…In serata Berlusconi invece, in occasione di quello che il suo ufficio stampa ha definito un “punto”, ha evitato con cura le domande dei giornalisti. Tutti i suoi collaboratori avevano avvertito che il premier non avrebbe accettato quesiti. In un attimo sono scomparsi i microfoni necessari per farsi sentire in un auditorium piuttosto ampio, in grado di ospitare 800 persone.

Quando il Cavaliere ha chiesto se ci fossero interrogativi, prima gli uomini del suo staff (a cominciare da Paolo Bonaiuti e Valentino Valentini) si sono sbracciati per dire no e subito dopo sono stati ignorati tutti quelli che hanno alzato la mano (a partire dai colleghi del Time e del New York Times). Berlusconi ha fatto finta di niente: “Mi dicono che non ci sono domande”.
da www.repubblica.it (9 luglio 2009)

 

Sembra che domani dovrà esserci una conferenza stampa. Vera.
Attonito l’universo mondo si interroga su come si materializzeranno i trucchi.
Saranno tutti i giornalisti resi afoni da un qualche misterioso intruglio?
Si disintegreranno in simultanea i microfoni esistenti?
Si aprirà una qualche capiente botola per ingoiare la stampa tutta, ai piedi o meglio ai supertacchi di papipresidente?
Mi auguro vivamente, neppure come cittadina, ma come essere umano, che quest’ultima insolenza e arroganza sia l’ultima goccia. Quella insopportabile in qualsiasi contesto civile e, appena appena, tendenzialmente libero.

Un pensiero riguardo ““Mi dicono che non ci sono domande”.

  • 15 Luglio 2009 in 1:00
    Permalink

    Mi permetto trascrivere un brano dell’articolo che Miguel Gotor ha scritto su IL SOLE 24 ORE di domenica scorsa (pagina 26), dopo un colloquio con Valentino Parlato, titolando: “Un tram chiamato Manifesto”.
    Il Giornalista, sul finire, annota: “Se Parlato guarda all’oggi è inquieto, immagina un periodo emergenziale con rischi di destabilizzazione e intravede in Guido Bertolaso il possibile prossimo Presidente del Consiglio”.
    Non proseguo.
    Mi pare solo di ricordare che proprio a lui è stato affidato (impropriamente?) una sorta di rendiconto “politico” del G8.

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