Allontanati (…ormai) dalla LINEA GIALLA

La siepe di fronte al Dopolavoro ferroviario di Viareggio,  luglio 2009
La siepe di fronte al Dopolavoro ferroviario di Viareggio, luglio 2009

Il mio post, ancora da vicino Viareggio (certe sensazioni, capita di non farcela a tenerle per se stessi) solo per cercare di socializzare  con voi alcune percezioni sullo spegnersi dell’attenzione a una tragedia che, oramai, pare ingombrante:

– sul sito di Repubblica l’aggiornamento da Viareggio, in mattinata, è scivolato dall’apertura al sesto posto;
– intanto, proprio stamani è salito a 21 il numero delle persone che, sicuramentre, hanno trovato la morte direttamente nel rogo o per le ustioni sofferte;
– non sembra a tuttora possibile (e non credo sia per distrazione) capire quanti siano veramente i corpi “riconosciuti”, quelli accanto ai cui resti qualcuno possa piangere.

Nel frattempo, un comunicato di Palazzo Chigi informa che… “i funerali saranno di Stato”.

“Saranno” è la voce di un verbo declinato al futuro.
“Stato” appare, tragicamente, un participio passato.

14 pensieri riguardo “Allontanati (…ormai) dalla LINEA GIALLA

  • 31 Gennaio 2017 in 22:23
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    Uno che credo passi per essere un Professionista (per di più, anche ben pagato) sembra che se ne sia potuto uscire con la frase: “E’ stata (quella di primo grado che ha condannato, fra gli altri, Mauro Moretti per la strage alla Stazione di Viareggio) una sentenza intrisa di populismo”.
    A parte il fatto che se, alla fine del primo tempo di una partita di calcio, l’Allenatore della squadra ospite si provasse a dichiarare che il rigore subito al 45° minuto era stato dato dall’Arbitro perché lo stadio era tappezzato di striscioni che inneggiavano alla squadra di casa, credo che verrebbe invitato a non ripresentarsi in panchina, ma ad “accomodarsi” in tribuna (e, magari, deferito al Giudice sportivo), chi sa che l’Avvocato che aveva difeso quel certo signor Moretti (già Amministratore delegato delle Ferrovie) non possa farla franca.
    D’altra parte, quel Principe del Foro di cui si parla può tranquillamente invocare dei precedenti: proprio quello stesso signor Moretti (come risulta dagli Atti Parlamentari), è stato capace di riferirsi, e di farlo di fronte ai rappresentanti del Popolo sovrano, a quella strage, che aveva provocato 32 vittime e distrutto un intero quartiere di Viareggio, come ad uno “spiacevolissimo episodio”.
    Secondo la nostra Costituzione (articolo 27), il fine della pena è quello della rieducazione del condannato. Stavolta, però, per tentare di educare almeno al corretto uso del linguaggio il signor Mauro Moretti, sarei pronto a scommettere che 7 anni non basterebbero.
    E allora non resta che piangere ancora per i morti e per le loro Famiglie e dolersi del fatto che il rispetto della procedura non abbia consentito di richiedere per l’ex Amministratore delle Ferrovie una MAP: una “messa a prova”.
    Ma non già in un Istituto di riposo, come è capitato già a qualcuno abituato da sempre alle telecamere, ma (che so io) per assicurare la costante pulizia dell’atrio della biglietteria della Stazione di Viareggio, o anche quello dell’accesso dell’Ospedale della Versilia, o del Centro grandi ustionati di Pisa.
    Se poi ci fosse stata la possibilità, avrebbe potuto anche sentirsi chiedere di fare qualche lavoretto al Cimitero di Viareggio.
    Avrebbe avuto certamente ragione, se così fosse avvenuto, il “Principino del forellino” perché sarebbe stata una pena inflitta su spinte decisamente populiste. Ma questa condanna avrebbe avuto un pregio: favorire la rieducazione del condannato, dandogli la possibilità di confrontarsi, di guardare negli occhi (sopportandone lo sguardo) i tanti che lo avrebbero riconosciuto e quelle 32 persone che, a turno, otto ore al giorno (dandosi i turni), si sarebbero incaricati di passargli accanto indossando quelle magliette bianche che occupavano legittimamente le prime file con i nomi e le foto delle vittime, di coloro cui è stato impedito di esercitare il diritto di alzarsi in piedi, quando la Corte è entrata, per la centoquarantesima volta in un’Aula di Giustizia.

  • 18 Marzo 2011 in 21:11
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    La giovane di origine marocchina, scampata alla tragedia (in cui hanno perso la vita i Genitori ed il fratello maggiore), da oggi è MAMMA.
    Suo Figlio, Italiano, è nato nel nostro Paese; lo stesso che i Nonni e lo Zio avevano raggiunto e nel quale avevano deciso di guadagnarsi la vita.
    E’ nato nell’Italia che aveva appena finito di vivere i suoi primi 150 anni.
    E’ nato nei giorni in cui tanti (giovani, per lo più) che cercavano di arrivare attraverso il mare sono stati “respinti”, non si sa dove.
    Se i prossimi 150 (anni, mesi, ma anche giorni) saranno migliori, dovremo ringraziare anche questo Bambino, sua Mamma e suo Papà.
    Assieme ai telegrammi ed alle inquadrature con le telecamere, per favore, qualcuno cominci con il chiedere loro scusa.
    Se, poi, sapremo anche mostrare che il nostro Paese è in grado (per come si può, di fronte a questa tragedia) di fare Giustizia, sarà ancora meglio.

  • 10 Marzo 2011 in 20:46
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    Oramai siamo in un paese in cui perfino il “grande statista” riesce a trovare un giorno la settimana per “levarsi grandi soddisfazioni” (lo ha detto lui e non si sa bene se sia una promessa o una minaccia) davanti ai Giudici.
    Solo gli indagati per la strage di Viareggio sembra non trovino mezza giornata per incrociare, in un’Aula di Giustizia, lo sguardo dei parenti delle vittime.

  • 27 Febbraio 2011 in 14:57
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    Al TG3 della Toscana, meno di un’ora fa, le prime immagini pubbliche di un Uomo.
    Il volto simile a quello, mai troppo spesso inqadrato (dopo il terribile incidente), di Niki Lauda, con i frutti del lavoro davvero prezioso che hanno potuto fare i Chirurghi.
    Ora, la ricostuzione più difficile: quella degli affetti.
    Marco, dal rogo, non è uscito (dopo oltre un anno e mezzo) solo con i connotati cambiati, ma anche piangendo la Moglie e due Figli.
    Ora si affida a coloro che l’hanno aiutato finora ed alla sua Città: Viareggio.
    Che onore, e che peso, enorme!

  • 28 Novembre 2010 in 14:57
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    Ho ritrovato il posto giusto (questo), dove collocare un “fiore” a fronte dell’eco una ingiustizia.
    Ci sono momenti in cui, quell’endemico disagio che da anni ci affligge per le condizioni del nostro paese, sembra poca cosa di fronte a una vergogna, collettiva, che sembra destinata ad aggiungersi alle altre, come ineluttabile.
    Fra le vittime di quella notte, Antonio Farnocchia fu divorato da una fiammata sulla passerella della Stazione di Viareggio; rimase a terra solo qualche ferraglia contorta e annerita di quello che era il motorino a bordo del quale viaggiava.
    Ora, dopo un anno e mezzo, si sa che alla Vedova non andrà un solo Euro di “risarcimento”.
    Le loro vite erano unite da 13 anni e, dal loro amore, è nata una Figlia che ora ha 11 anni.
    Peccato, però: la loro unione non risulta su alcun Registro di Stato Civile.
    Non è la prima volta che notizie orribili, come questa, occupano (forse per un solo giorno) qualche rigo sui giornali o un breve passaggio su un TG Regionale.
    Anche nel novembre del 2003, uno dei Caduti a Nassiriya, lasciò una donna nel dolore.
    Neppure il loro amore risultava dai Registri di Stato Civile.
    Donne, private perfino del titolo (onorifico) di Vedove.

  • 22 Dicembre 2009 in 12:18
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    Sembra incredibile, ma (dopo che altre se ne sono succedute, quasi nascoste ai più) non solo, dopo quasi sei mesi, un’altra morte (Elisabeth, la 32esima) è arrivata per quella sera, ma altri uomini e altre donne (spesso venute da lontano, a lavorare a Viareggio) hanno prognosi che ancora li tengono, accuditi, in un letto di Ospedale.
    Quella “linea gialla”… è lei che non si allontana!

    http://iltirreno.gelocal.it/dettaglio/addio-a-elisabeth-la-trentaduesima-vittima/1811061Viareggio

  • 11 Agosto 2009 in 0:18
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    E’ di qualche ora fa la notizia che l’elenco si è, tragicamente, allungato.
    Il nuovo nome è quello di una “ragazzina” (forse si sarebbe offesa a sentirsi chiamare così) di 21 anni: Emanuela.
    Quella sera di un mese e mezzo fa era andata a trovare una sua amica, e collega.
    Quante cose avevano, hanno e avranno da dirsi.
    Peccato che quelle che hanno vissuto siano state raccolte in così pochi anni.
    Rimangono, certo, tutte quelle altre: quelle che appartengono ai sogni di cui è piena ogni età della vita.

  • 18 Luglio 2009 in 23:39
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    Era appena ieri, quando le locandine dei Quotidiani in Edicola (qui al mare) dedicavano caratteri e foto alla “FAMIGLIA” di Mauro (la 28esima vittima); l’unico che era sopravvissuto, per tanti giorni.
    Temo che, oramai, siano solo le cronache locali e registrare il seguito di una tragedia che continua.
    Così come sono solo gli sguardi che si posano su quella siepe di via Burlamacchi (se non attratti dall’andare al di là della ferrovia) a poter scorgere, ogni giorno più numerose, le giovani foglie verdi sbucare da quel tappeto che, all’improvviso, in quei lunghi minuti, si tinse di marrone.

  • 14 Luglio 2009 in 8:51
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    Nei giorni scorsi, non è bastato un guaio al mio portatile per far star fermo… il contatore.
    In uno stesso giorno, addirittura, due quotidiani davano numeri discordanti.
    Sembra che ora si sia trovata l’intesa di mettere in “stand-by” il disperso.
    E così, per convenzione, si contano “solo” 26 vittime.

    Stamani, prima di prendere l’Autobus per Firenze, mi sono riavvicinato alla Stazione di Viareggio (dal lato del mare, opposto a quello delle vie devastate).
    Le case “uccise”, mi sono apparse mute, attraverso tutti i binari della ferrovia (visibili da un enorme spazio prima occupato da un muro, ora demolito, che separava la carreggiata dalla sede ferroviaria).
    Alle mie spalle (all’angolo di via Machiavelli con via Burlamacchi, che costeggia la ferrovia), una siepe di oleandri; quasi tutte le foglie di un innaturale color marrone chiaro, bruciate.
    Qua e là, alcune piccole foglie di un verde tenero, ed altre di un verde un po’ più scuro, che fanno capolino.
    Quasi a ricordare che due settimane non bastano certo a cancellare i degni della distruzione, ma possono esser sufficienti perchè la vita possa riaffacciarsi, con delicatezza, dove meno te l’aspetti, con la sua forza silenziosa.

  • 9 Luglio 2009 in 15:08
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    Purtroppo, anche una ragazza di 24 anni (con ustioni sul 70% del corpo) non ce l’ha fatta.
    Le Agenzie di stampa parlano di “23esima vittima”.
    Si sono perfino dimenticati del pover’uomo del cui corpo non si trova neppure una traccia.

  • 4 Luglio 2009 in 18:10
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    Quando sta per calare il sole, si apprende (da una notiziola al nono posto, sul sito di “Repubblica”) che:
    – altri 3 feriti gravi sono in pericolo di vita, a seguito delle ustioni riportate;
    – 6 Marocchini, per le esequie, saranno rimpatriati.
    Tutti numeri multipli di 3.
    Più si accrescono i fattori e più sembrano (solo) numeri.
    E la solitudine non è solo di quelli primi.

  • 4 Luglio 2009 in 8:35
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    Al risveglio, il sito di “Repubblica”, ci da per “quinti”.
    Ma è solo perché è comparsa una notiziola (si fa per dire) anch’essa relativa alla vita / non vita del nostro Stato: il Presidente della Repubblica che convoca il Guardasigilli (si fa per dire).

  • 3 Luglio 2009 in 23:54
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    Sul sito di “Repubblica”, gli aggiornamenti sono “risaliti” in quarta posizione.
    Ma, oramai, quei morti ignoti sono scesi dal “podio”.
    Martedì prossimo, lo toglieranno anche dallo Stadio dei Pini, per i Funerali.
    Non si sa ancora per quanti, per chi e con che rito, saranno celebrati
    Certe volte, ” ‘a livella” è più risoluta di una pialla.

  • 3 Luglio 2009 in 19:16
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    Ora siamo a “- 22” e, purtroppo, si tratta di vite umane (per molte non si sa nemmeno dove e quando siano iniziate) e non di gradi centigradi.

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