Franceschini tra passato e futuro

Una foto di gruppo ingiallita che nessuno potrà più restaurare.” Così Nando dalla Chiesa al termine dell’ intervista concessa ad Antonella Mascali a chiusura di “Lotta civile”.

Un restauro venuto male, incapace di nascondere il vecchio che c’ è sotto.

Questa è l’impressione che venerdì scorso rimandavano i sorridenti figuranti alle spalle di Dario Franceschini. Un discorso, il suo, molto bello. Bello nei contenuti. Appassionato nei toni. Convincente in molti passaggi. Nulla da dire. E tuttavia Franceschini si porta ancora sul groppone non solo la noméa di “Vice-Disastro”, dietro Veltroni, ma quel che è più grave, la responsabilità di aver prodotto, in comproprietà con lo stesso Veltroni ma soprattutto con Bettini, le discutibilissime candidature alle ultime politiche: liste in cui lo sbandierato rinnovamento, spesso solo anagrafico, ha pescato a piene mani fra “mogli di”, “figlie di”, “segretarie di”, “fidanzate dei figli di”. Con il colmo, delle deroghe contingentate un “tanto a corrente” ed assegnate d’ufficio ai soliti noti e alle loro signore. Franceschini è anche il prodotto di una democrazia finta. In cui i mille e più delegati costituenti sono stati chiamati a far finta di discutere e votare su un accordo già fatto tutto interno alla nomenklatura. Ciò nonostante, non si può negare che il Dario stia interpretando con molta dignità il suo ruolo,

recuperando, (sia pure di necessità), non solo una opposizione più intransigente a Berlusconi ma anche contenuti più vicini alle necessità reali del Paese: il lavoro precario o perduto, la tutela dei nuovi poveri, le piccole imprese da sostenere con l’accesso al credito ed alleggerimenti fiscali, la serietà e l’accoglienza nell’ambito di regole certe, ma coniugate alla solidarietà e al rispetto delle persone. Questi concetti, ad Avellino, Franceschini li ha ripetuti e riprecisati tutti, condendoli con i necessari riferimenti all’attualità elettorale (la scorrettezza delle candidature Berlusconi e Di Pietro e le promesse tradite del premier), da inevitabili rasicurazioni sulla bontà dei candidati locali del PD, specie se amministratori uscenti, e dall’atteso appassionato attacco al salto della quaglia a destra di De Mita.

Tralasciando qualche altra sgradevolezza (la festa provinciale di Libera, a 20 m. dal palco, del tutto ignorata dal leader, il gazebo di appoggio al PD scorrettamente piantato nell’area già assegnata alla manifestazione del Centrosinistra alternativo) quello che veramente colpiva in negativo era il clima generale di plastica – dal presentatore “chiattillo” alla musica “emotional” sparata nei momenti clou – era appunto la foto di gruppo degli attori di spalla: gli stessi di cinque anni fa, i sodali di De Mita e di Mancino, le loro seconde e terze fila, i servi ubbidienti o di comodo, oggi autoproclamati leader della guerra di liberazione antidemitiana: dal narciso segretario regionale Tino Iannuzzi, selezionato da De Mita, preoccupato solo dell’acconciatura e del ruolo di Anfitrione, soprattutto se a favore di telecamere; al senatore Enzo De Luca, un miracolato della politica con seri problemi nell’uso dell’italiano, che ha riempito la città coi suoi manifesti in posa da Moro, di profilo e con la mano sulla bocca; a Luigi Gesù Anzalone, ex segretario dei DS e curatore della biblioteca di casa De Mita; al sindaco uscente Pino Galasso (quello dei 75 piloni di cemento armato a piazza Kennedi per reggere i glicini (!), eterodiretto da Mancino e De Mita per quattro anni e oggi paladino della libertà; al ben pasciuto segretario provinciale Vittoria, incapace di uno straccio di dialogo a sinistra per identificare un candidato sindaco che fosse stimato e votabile da tutti; al Richelieu bassoliniano Adiglietti.

Non ho motivo di non credere alla buona fede di Franceschini: certo, il passato, gli errori, le liste… ma voglio dargli credito. Mi chiedo però, se una sana, ulteriore “scutuliata” al PD, non sia quel dramma che Franceschini prospetta: farà forse ulteriore pulizia su quel palco, spingerà manciniani, rutelliani e teodem ad andare dove naturalmente dovrebbero andare. ” E con chi la fai la rimonta se perdi anche loro? – mi direbbe Antonio? – E se il PD “scutuliato” si mettesse ad inseguire ancor di più i voti moderati?”

Degli altri, dico, di quelli che non votano più o per disincanto disperdono il voto, interessa a qualcuno?

PS. A margine, ecco i link alle altre parti del discorso di Franceschini:

1a parte: le necessità del Paese e le nuove povertà;

2a parte: le proposte del PD;

3a parte: una politica di serietà: contro il voto agli ineleggibili.

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