Libera Festa. Libera indifferenza.

Se pensiamo che chi è stato ucciso è un eroe ci forniamo l’alibi per non fare niente” (Giovanni Chinnici, figlio del giudice Rocco, ucciso a Palermo nel 1983)

Loro sono morti, perché noi non siamo stati abbastanza vivi”  (Giancarlo Caselli, 1993, commentando il sacrificio di Falcone e Borsellino)

Sono purtroppo stati in pochi in città ad accorgersi (o a volersi accorgere) dello svolgimento in Villa Comunale di “Libera Festa“, prima Festa Provinciale irpina di Libera, l’associazione, o, meglio, il cartello-coordinamento di associazioni antimafia fondato nel 1995 da don Luigi Ciotti.

Impegnata nella costruzione e diffusione di una cultura della “legalità democratica” e di un’etica della responsabilità, Libera ha promosso la campagna che ha portato nel 1996 all’approvazione della legge 109 sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie e, successivamente, dopo l’approvazione dei relativi regolamenti di attuazione, ha promosso il progetto Libera Terra: pasta, conserve, vino, olio biologici prodotti da cooperative di giovani sui terreni, prima, proprio nelle mani di chi quelle stesse terre e quegli stessi giovani teneva assoggettati.

Tra le attività promosse da Libera (oltre all’annuale Giornata dela Memoria e dell’impegno celebrata in coincidenza col primo giorno di primavera il 21 marzo) e alle tante iniziative educative coltivate nella scuola e nello sport, c’è la Fondazione Libera Informazione e, dal 2008, FLARE, la rete europea dei soggetti sociali attivi nel campo della libertà, della legalità e dei diritti.

Scarsa partecipazione, dunque, e scarsa eco sulla stampa locale: nonostante il grande sforzo degli organizzatori e l’ottima qualità degli eventi: complice l’incredibile concomitanza di avvenimenti in città (la tappa del Giro d’Italia, il matrimonio-concerto di Zulù dei 99 Posse a Capocastello , i gazebo e i tour elettorali, il comizio di Franceschini , Cantine Aperte, le prime comunioni e cresime di Pentecoste e buon ultima la pioggia di domenica pomeriggio che ha fatto saltare l’atteso confronto tra i cinque candidati alla presidenza della Provincia; ma anche un clima di disimpegno vacanziero tra studenti, insegnanti e associazioni (gli scout e le Acli, ad esempio) che pure di Libera sono formalmente aderenti.

Se la giornata di venerdì ha visto un confronto sull’informazione animato dalla presenza del giornalista dell’Unità Enrico Fierro, (l’autore de La Santa. Il documentario inchiesta sulla ‘ndrangheta, vincitore del Globo d’oro), sabato pomeriggio è stata la volta di Antonella Mascali, la giornalista di Radio Popolare di origini catanesi autrice del recente “Lotta civile“, il libro edito da Chiarelettere, che offre alla memoria dei lettori dodici interviste-testimonianze di altrettanti parenti di vittime innocenti della violenza mafiosa: da Elena Fava, figlia del fondatore de “I Siciliani” Pippo Fava, a quella di Giovanni Chinnici, figlio del giudice Rocco, passando per i familiari del commisario Beppe Montana, dell’agente Rocco Antiochia, del sindaco di Pagani Marcello Torre, dell’imprenditore Libero Grassi, del commerciante calabrese Vincenzo Grasso, e ancora di Silvia Ruotolo, Mauro Rostagno, Barbara Asta, Francesco Marcone, Viviana Matrangola.

C’è un tratto comune che lega le testimonianze raccolte in questo libro, oltre a quello di aver conosciuto da vicino, sulla propria pelle e nella propria anima la violenza criminale e mafiosa – scrive don Luigi Ciotti nella prefazione – E’ la fiducia nei giovani … nella loro capacità di capire e di reagire, di costruire cambiamento“.

Antonella era accompagnata da una delle protagoniste-testimoni del suo libro: la figlia del sindaco di Pagani, Annamaria Torre, vicepresidente dell’ahimè nutrito coordinamento campano dei parenti delle vittime. Particolarmente toccante la sua testimonianza: “La camorra di Cutolo ha ucciso due volte in famiglia: dopo mio padre, ben cosciente di a cosa lo esponesse la sua intransigente opposizione agli sporchi affari delle cosche, anche mio fratello, travolto dal dolore e dalla droga. Mi sono chiesta a lungo, da adolescente ferita, il perché di quei drammi. Ed anche chi glielo avesse fatto fare a mio padre. Poi ho capito la sua grandezza: davanti al male non si può rimanere indifferenti, pensando di farla franca. Bisogna scegliere da che parte stare. Mio padre ha scelto. Ed anch’io. Ora lo chiedo a voi, a ciascuno di voi: Tu da che parte stai?”

Milano, come Reggio Calabria, ha sottolineato la Mascali. La ‘ndrangheta come potenza economica mondiale in ascesa. Nessun territorio del Paese zona franca. La pressione dei cittadini come potente strumento di pressione per poter ottenere dai governi misure efficaci: la fine dell’immunità parlamentare, la legge sull’uso sociale dei beni confiscati. Quando la pressione si allenta, la vecchia politica ne approfitta. Più facile è che sia infiltrata impunemente da forze criminali oscure.

“Tutti sanno che cosa è legge, cosa è giusto, ma sempre per gli altri, difficilmente per sé” sostiene l’attuale presidente onorario di Libera, Nando dalla Chiesa, nell’intervista che suggella il libro. “L’etica pubblica è ancora oggi, nel nostro Paese, una costruzione in divenire, che è stata sospinta e sostenuta da alcuni momenti di grande sensibilità collettiva. Momenti alti e tuttavia ciclici. Se fosse solidamente acquisita non ci sarebbe questo andamento pendolare. Se ci riferiamo alla lotta contro la mafia, dobbiamo riprendere l’auspicio amaro di Giovanni Falcone: ‘Questo Paese per essere stabilmente dalla parte della legalità dovrebbeaver un morto ammazzato eccellente all’anno’. ‘Beato quel Paese che non ha bisogno di eroi’ diceva giustamente Brecht, ma io aggiungo ‘meno male che li abbiamo trovati’ Ci sono minoranze di grande livello che sanno caricarsi il peso del cammino di tutti; perché a mio avviso l’Italia ha avuto un sussulto etico soltanto con la Resistenza e subito dopo la Resistenza. (…) Anche se quello attuale è un momento di grande slabbramento, occorre ripartire da ognuno di noi, creando rete, impegnandosi. Il profumo di primavera lo sento e appena posso racconto le cose belle che succedono, e ne succedono tante. Ma dove possano confluire le tante energie positive del Paese nessuno lo sa… Quello di cui sono certo è che questa classe politica, una vera nomenklatura di nani, scomparirà perché è incapace di affrontare i veri nodi che ci sta presentando proprio la storia. Mi riferisco all’intera classe politica, compresa quella della mia area. (Pur avendo ) la possibilità di guidare il Paese (…) c’è stato un gioco al massacro per interessi personali, di bottega. Questa classe dirigente del centro sinistra merita di andare a casa. E’ finita, è morta nel giudizio popolare proprio perché non ha sentito questa responsabilità.

E’ una foto di gruppo ingiallita che nessuno potrà più restaurare.”

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