La polvere sotto il tappeto

Davanti all’ovvietà, da chiunque proclamata, provo disagio. Tanto più se chi “scopre l’acqua calda” ha pure la presunzione di aver fatto una scoperta. È un mio limite, lo ammetto.

Per questo, quando Papa Benedetto XVI, intervenendo all’Assemblea generale della Cei, dice che “servono educatori autorevoli ed esemplari”, io lo trovo ovvio e, quindi,  provo disagio. Quando poi afferma che l’educazione è “un’esigenza costitutiva e permanente della vita della Chiesa” , aggiungendo che oggi “tende ad assumere i tratti dell’urgenza e perfino dell’emergenza”, penso che sia altrettanto ovvio:  e il mio disagio, percentualmente, cresce .

Penso (impudentemente) che il Santo Padre non conosca (o non sia stato avvertito: di nuovo !) ciò che da tempo è patrimonio consolidato di ogni massaia: nascondere la polvere sotto il tappeto non significa eliminarla, ma solo non vederla.

Ogni massaia, nel suo piccolo, ha raggiunto l’Illuminazione. Sa bene che ‘nascondere la polvere’ è cosa ben diversa dall’eliminarla: e se, prima o poi, qualcuno la scoprisse, oltre all’inevitabile “figuraccia” ci sarebbe un’altra conseguenza, più subdola ma nel tempo più ‘temibile’ : la più completa “perdita di credibilità/autorità” verso i figli, il compagno, gli amici….

Discorrendo del modello di ‘vero’ educatore proposto, che “… mette in gioco in primo luogo la sua persona e sa unire autorità ed esemplarità nel compito di educare”, il Papa, ovviamente, si guarda bene dall’indicarci DOVE sono, per la Chiesa, questi educatori degni ‘autorevoli’ ed ‘esemplari’ (nell’ ‘area’ cattolica? o c’è posto pure per altri ? …). E si guarda bene dal dirci QUALI “agenzie” (a parte le Non Meglio Identificate Forze del Male …) hanno determinato questa ‘emergenza’ dei tempi odierni … (la scuola pubblica,  il lassismo di sinistra, il relativismo, la tolleranza scettica, il magistero negativo della cultura della modernità; altro …?).

Possibile che il Papa non abbia nessun diretto rimprovero o  alcun dubbio da avnzare sull’educazione della Chiesa Cattolica e dei suoi educatori ?

Possibile che nell’ Assemblea della Cei nessuno abbia alzato un dito per ricordargli ciò che è successo in Irlanda negli ultimi 40 anni ? e in America latina ? e in Brasile ? e in Australia ? e in Europa ? e negli USA ? e in Africa ? ….. !

Possibile che, in quei casi, l’unica ‘prassi’ sia stata quella di spostare, S-P-O-S-T-A-R-E, da un posto all’altro gli ‘educatori’ ancora vivi responsabili di tanta vergogna per noi cattolici, e non solo ? E per far cosa, poi ? Per farli continuare ad “educare” ? Ancora ??!?

Possibile! Ecco allora spiegato il mio disagio davanti alle ovvietà. Davanti alla mia Chiesa, per la quale, sempre più spesso, mi capita di provare imbarazzo (la vergogna, l’ho detto già altre volte, la lascio volentieri ad altri …).

Certamente il Papa potrà concordare con me (evviva la modestia …) sul fatto che l’Unico Maestro è quello che in Lc 4,32 “… parlava con autorità” e mai con un autoritarismo sempre foriero di conflitti e disaccordi.

E l’autorevolezza del Magistero, così come di ogni educatore, può derivare solo dalla capacità di “… mettersi in gioco …” ,  non da quella di manipolare le coscienze. Autorevolezza, significa non imporre nulla “dall’alto” e saper ammettere gli errori (passati e presenti), senza paura e frasi di circostanza; significa riuscire ad ammettere, con umiltà, di non possedere verità assolute su nulla ad eccezione, per noi cristiani, che sulla morte e resurrezione del Cristo. Autorevolezza significa non minacciare, ad ogni piè sospinto, “sanzioni” per chi non si ‘allinea’, ma dialogare, dialogare e dialogare; significa accettarsi, tutti, solo in quanti figli e fratelli.

L’autorevolezza del Magistero e di un ‘educatore cattolico’ dovrebbe derivare, semplicemente, dalla sua capacità di testimoniare, con i suoi comportamenti, l’unico possibile (e per noi divino) amore.

Sì, sono a disagio…

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