Sulla testa dei figli

26 marzo 2009. Viene inaugurato, tra reparti antisommossa e la fanfara dei bersaglieri che intona “O sole mio”, la prima linea del termovalorizzatore di Acerra. Prima dell’effettiva entrata a regime, prevista per l’autunno inoltrato, l’impianto è sottoposto, e lo sarà ancora, ad un lungo collaudo. Nell’euforia generale, tuttavia, praticamente tutta la stampa nazionale parla di primi carichi già trattati e attribuisce all’inaugurazione la fine dell’emergenza rifiuti.

Nel suo intervento, il capo della protezione civile Bertolaso dichiara: “Di media, le emissioni saranno attorno al 50% dei valori previsti dalla normativa.”

” Qualcuno ha detto che e’ nocivo alla salute pubblica”, gli fa eco Berlusconi. “Non e’ assolutamente vero” .

In serata, seduto a tavola tra Aurelio De Laurentis e Mariano Apicella, il “bitumato” la spara ancora più grossa: “Dobbiamo spiegarlo alla gente, questo inceneritore di Acerra inquinerà come tre auto di media cilindrata. Cioè, niente. E’ un prototipo da esportare.”

27 aprile. Un mese dopo. L’impianto, come documentano le tre webcam piazzate dagli ambientalisti di fronte agli ingressi , è praticamente fermo. Berlusconi, a Napoli a un vertice della prefettura, si sente però di giurare sulla testa dei figli: “Il termovalorizzatore di Acerra funziona benissimo e l’inquinamento è vicino allo zero.”

17 maggio. Meno di un mese dopo. In un report pubblicato online, l’Arpac (l’Agenzia regionale protezione ambientale Campania) segnale lo sforamento per ben 17 volte ( il massimo è 35 in un anno) dei valori di sicurezza relativi alla concentrazioni delle polveri sottili, il Pm10: 76,3 micron/metro cubo invece dei 50 massimi consentiti. E l’impianto, è bene ricordarlo, non è ancora veramente in funzione: marcia a singhiozzo, per quantitativi limitati e solo per prova. L’impressione che se ne ricava è che la dizione di “impianto non particolarmente innovativo” usato nel parere di compatibilità ambientale del 1999, può essere parafrasata, con maggiore franchezza, con quella di “ferro vecchio”. Un “ferro”, vecchio già prima di nascere, per il quale si stanno spendendo tuttavia milioni di euro: più per fare un piacere agli investitori privati e alla propaganda elettorale che ai cittadini che dovrebbero beneficiarne.Sia ben chiaro: chi scrive è assolutamente convinto della necessità di impianti di combustione sicura come anello necessario, ma assolutamente non sufficiente, di un corretto ciclo di rifiuti: dopo una efficace informazione dei cittadini, una corretta raccolta differenziata spinta, un vaglio efficace dei rifiuti per ottimizzare il riciclo ed abbattere rischi e diseconomie della combustione, e prima della piccola – e pure questa necessaria – discarica finale per le ceneri.
Se fa dunque pura demagogia chi nega la necessità dei termovalorizzatori per ciò che rimane alla fine ( ma solo alla fine) di un corretto ciclo di smaltimento (almeno in attesa delle tecnologie che prevedono al posto della combustione la vetrificazione delle ceneri), è veramente un criminale, e della peggiore specie, chi perseguendo scorciatoie di speculazione politica ed economica, calpesta, e scientemente, il diritto alla salute dei cittadini. Lo ha fatto il già defunto governo Prodi, col decreto di febbraio 2007 che autorizzava la combustione delle ecoballe di “rifiuto tal quale”; lo ha confermato e convertito definitivamente in legge il governo Berlusconi. Pur sapendo bene entrambi che l’impianto poteva “reggere”, e a stento, soltanto combustibile da rifiuto (CDR) di buona qualità – non certo la “fetenzìa” spalata con le ruspe e solamente tritata. E consentendo, entrambi, che il gestore privato potesse  godere del bonus europeo Cip6 riservato all’energia prodotta da fonti rinnovabili (quelle vere: solare, eolico, geotermico, idroelettrico…)
Insomma: se Acerra inquina già ora, cosa avverrà quando funzionerà a pieno regime?
“Se mentissi (sulle ragazzine) mi dimetterei un secondo dopo”, ha dichiarato sulle teste dei figli  l’Imbonitore Supremo, giusto oggi.

Devono averne nove, come le vite dei gatti…

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