Facciamo TORNARE chi è PARTITO…

A chi fosse sfuggito il ritmo con cui vengono cambiati i nomi delle varie formazioni politiche, si potrebbe consigliare una rilettura dei quotidiani di un paio di settimane fa: festeggiando il suo venticinquesimo compleanno, la Lega (!) si vantava di essere il più vecchio dei Partiti presenti in Parlamento.

Ma è davvero quel che segue il vocabolo PARTITO a non andare più di moda e a meritare così frequenti restyling?

Quando poso gli occhi sui primi manifesti elettorali (a Firenze si voterà per eleggere anche il Sindaco e rinnovare il Consiglio Comunale), una cosa mi colpisce più di ogni altra: la quasi totale assenza di simboli e la frequente indicazione, a caratteri cubitali, di numeri di cellulare associati ai nomi dei candidati.
Quanti siano i volontari ingaggiati per rispondere partecipi, per “annotare”, “impegnarsi a riferire”, e magari promettere una telefonata di conferma lo si può immaginare.

Qualche candidato sindaco, poi, (Giovanni Galli, ad esempio) si fa vanto di non essere iscritto a nessuno dei Partiti che sostengono la sua candidatura. O sui propri manifesti propugna dichiaratamente un’immagine della Città “senza Partiti”.

Disarmante (almeno agli occhi di chi, come me, vede messaggi elettorali da oltre 60 anni) è l’uniforme appello agli Elettori a segnalare ai candidati “i bisogni della Città”.
Invece di portare o suscitare loro una “idea di Città”, i candidati si presentano insomma come gli efficienti e patinati esponenti di una sorta di “S.O.S. Firenze”, quasi che, dissolti i Partiti, possa avere i titoli per amministrare la città – non una New Town “qualsiasi”, ma la città di Calamandrei, Fabiani, La Pira e Pistelli – solo chi dichiari di non appartenere a nessuno di essi e metta a disposizione della “ggente” un cellulare “h24”.
Mi capita sempre più spesso di incrociare persone che hanno fatto politica con convinzione e serietà per anni ed incrociare sguardi persi (come il mio, del resto). Per una sorta di muta intesa, diventa naturale non sfiorare nemmeno gli argomenti su cui sarebbe normale, come tante altre volte, mettersi a discutere.
Capita anche che una persona che conosco e stimo, impegnata da circa un decennio con mandati elettivi, tornandosene a casa, dopo aver passato delle ore in un Comitato elettorale affollato di persone mai viste, ha prima confessato alla Moglie il suo disagio, la sua crisi di identità e poi si è messa a piangere a dirotto.
E allora: se il “problema” è la parola “Partiti” … e i Partiti son veramente … partiti, non resta che sperare che qualcosa e qualcuno di buono ritorni. Quelli magari che, oggi, fanno solo capolino, e a mezza voce, ammettono che sì, forse è davvero necessario ritornare. Uomini e donne veri, accomunati da speranze, sensibilità, valori e “vissuti” comuni : non “ggiovani” d’anagrafe, ma freschi e sinceri di cuore, anche sopra i 40.

Non se ne può più degli APPENA GIUNTI. Di chi è buono soltanto a creare Liste di appoggio su Facebook alla propria candidatura.

Roberto Bertoli

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