A pensar male si fa peccato, ma…

Siamo proprio sicuri che ciò che si vede in questi giorni sia “lo Stato”?
Lo Stato che è mancato in questi giorni è quello che, senza paludamenti, avrebbe dovuto essere rappresentato da:
– eletti nelle Assemblee parlamentari, regionali e locali che avessero chiaro, in ogni momento, il carico di responsabilità che grava su di loro;
– qualche dirigente del Catasto (o di qualche altro Ufficio di cui esiste magari solo la carta intestata o le Relazioni con il Pubblico o il sito internet) conscio dei controlli a lui demandati;
– qualche dirigente, funzionario e impiegato delle divisioni edilizie comunali o anche solo qualche vigile urbano che avesse coscienza del proprio lavoro.
Lo Stato che invece è presente (eccome!) è:
– un tessuto di Uomini e Donne, che, pur impoveriti e provati, aiutano con fervore altri Uomini e altre Donne;
– un clima, sempre più irrespirabile, che sembra voler enfatizzare la casualità dell’evento naturale e far percepire l’ inutilità del confronto sulle cose da fare e sul come farle;
– un’insistita presenza di politici, con nugolo di telecamere al seguito, come se fossero loro gli artefici e gli organizzatori di tanto fervore.
Quello che ci siamo abituati a chiamare Stato appare morto. Può solo risorgere: ma non essendo contemplati interventi divini, impiegherà molto più dei tre giorni canonici.

Un indicatore interessante è l’atteggiamento che prevale sul “dove” trovare i fondi per gli interventi post sisma, immediati e per la ricostruzione.
Di una manovra sulle Imposte nessuno osa parlare.Troppo sporca è la coscienza dei discendenti di chi, qualche decennio fa, istituì l’addizionale “pro-Calabria”, o che dopo eventi del genere non ha pensato ad altra misura che all’aumento sulle sigarette o sulla benzina.
Una sana normalità vorrebbe che nei casi in cui, a Bilancio approvato, emerga qualche bisogno imprevisto, per trovare le risorse aggiuntive ci si “rimbocchi le maniche” coniugando il principio costituzionale della progressività dell’imposizione.
L’esatto contrario di quanto avvenuto nelle giornate seguenti il terremoto d’Abruzzo. Rinvii continui da parte del governo e, nel frattempo, da un lato un proliferare, come non mai, di raccolte, collette e elemosine “pro terremotati”, dall’altro l’invito a utilizzare solo canali istituzionali, primi fra tutti i numeri unici per la telefonia mobile e fissa.
Che a nessuno importi controllare il numero degli sms che hanno consacrato Emanuele Filiberto di Savoia come il ballerino più amato dagli Italiani passi, ma è ben più grave che non sia offerta – e nessuno richieda – una garanzia sul numero e l’effettiva destinazione delle suddette “donazioni”.
Un sistema coerente ed efficace di controlli pubblici sulla raccolta dei fondi necessari per soddisfare i bisogni di una collettività è uno dei requisiti minimi di uno Stato. Del nostro evidentemente no.
Non solo non c’è alcun criterio per graduare il prelievo di risorse da destinare al soddisfacimento dei bisogni – tanto più se in situazioni di emergenza; ma nessuno di quelli che si offrono come collettori di offerte ritiene di dover offrire la benchè minima garanzia. Persino se a proporsi come tali sono alcune articolazioni dello Stato stesso.
Emblematico è il caso dell’Agenzia del Territorio, il vecchio Catasto.
La News Letter n° 3, diffusa nel pomeriggio di Venerdì 10 Aprile, si apre pubblicizzando il codice IBAN di un conto corrente, intestato alla stessa Agenzia, cui si chiede di far affluire “fondi a favore dei terremotati d’Abruzzo”.
Strano, ma non più di tanto, visto l’andazzo: dovremo abituarci all’idea che il Ministero dell’Economia un giorno possa invitare a versare somme volontarie su un conto per la costruzione del Ponte sullo stretto o per ripianare il buco della Sanità.

Il sospetto nasce leggendo una seconda nota della stessa news letter: “l’Agenzia, in qualità di organismo tecnico competente in materia di immobili, ha offerto alla Protezione Civile e alle Prefetture delle province coinvolte, la disponibilità del proprio personale a collaborare in supporto dei tecnici impegnati negli accertamenti sulla stabilità, agibilità e valutazione dei danni subiti dai fabbricati nelle zone interessate dal sisma”.
Sorge il dubbio che l’Agenzia non tanto “si offra” per raccogliere fondi, quanto “speri” di raccogliere in tal modo i soldi necessari per remunerare le prestazioni dei propri Tecnici…
A pensar male si fa peccato, ma chi scaglierà la prima pietra?

Roberto Bertoli

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