Fisichella o dell’astuta (?) pietà

Ricorderete il caso della bimba brasiliana di nove anni che, abusata da tre anni dal patrigno e incinta di due gemelli, li ha abortiti. E ricorderete che, diffusasi la notizia, l’arcivescovo di Olinda e Recife – e dunque succesore di dom Helder Càmara – aveva scomunicato la madre della bimba e i due medici che avevano praticato l’aborto, con parole durissime. Nei giorni seguenti, il capo ufficio del Pontificio consiglio per la famiglia, padre Gianfranco Grieco , dopo aver parlato dell “inevitabilità” della scomunica aveva in pratica detto che i protagonisti se l’erano cercata due volte: avevano abortito, ma, soprattutto, avevano permesso che si sapesse: ”Se la cosa fosse stata decisa nella privacy, in un momento di dolore, sarebbe stato anche comprensbile.”
Nel suo post Roberto lamentava come l’atteggiamento delle autorità ecclesiastiche (di Roma come di Recife) sembrasse riportare indietro l’orologio della speranza nella chiesa: le due del mattino di dom Helder sembrano di nuovo le due di notte.
Oggi un fatto nuovo sembrerebbe aver riaggiustato la lettura di quelle lancette.
In un articolo sull’Osservatore Romano (il giornale ufficiale del Vaticano) mons. Rino Fisichella (solo un omonimo del Domenico ispiratore di Alleanza Nazionale), presidente della Pontificia accademia per la Vita e noto volto di Porta a Porta, scrive: “Carmen (il nome è fittizio, ndr) doveva essere in primo luogo difesa, abbracciata, accarezzata con dolcezza per farle sentire che eravamo tutti con lei; tutti, senza distinzione alcuna. Prima di pensare alla scomunica era necessario e urgente salvaguardare la sua vita innocente e riportarla a un livello di umanità di cui noi uomini di Chiesa dovremmo essere esperti annunciatori e maestri. Così non è stato e, purtroppo, ne risente la credibilità del nostro insegnamento che appare agli occhi di tanti come insensibile, incomprensibile e privo di misericordia. È vero, Carmen portava dentro di sé altre vite innocenti come la sua, anche se frutto della violenza, e sono state soppresse; ciò, tuttavia, non basta per dare un giudizio che pesa come una mannaia.”
Il ragionamento di mons. Fisichella è più articolato. Parole di saggezza egli riserva anche ai medici . E il modo con cui le pronuncia getta un riflesso anche su casi come quelli di Eluana: “Nelle sale di rianimazione (…) la coscienza del medico si ritrova sola con se stessa nell’atto di dovere decidere cosa sia meglio fare. Nessuno, comunque, arriva a una decisione di questo genere con disinvoltura; è ingiusto e offensivo il solo pensarlo.”
E aggiunge: “Come ogni caso singolo e concreto, comunque, merita di essere analizzato nella sua peculiarità, senza generalizzazioni.”
Insomma, la vecchia e saggia prassi pastorale cattolica: una cosa è il peccato, da denunciare con fermezza e che non ammette deroghe, un’altra cosa è il peccatore, da accogliere a braccia aperte e da riconciliare.
E allora? Fin qui tutto bene. Bene, bravo, bis. Tant’è vero che un livido Cossiga si è subito affrettato a bacchettarlo con una lettera a “Il Tempo”: “Non credo che presentando la Santa Chiesa non più come la Chiesa del ‘sì, sì’ e ‘no, nò, ma del ‘forsè e ‘anchè, e del ‘vediamo se si può. . (…) si acquisiranno alla Chiesa altri fedeli o si manterranno in essa quelli che ancora ne fanno parte”.
E cinque fedelissimi curiali dell’arcivescovo di Recife hanno scritto: ”Non siamo d’accordo con mons. Fisichella, quando scrive che si tratta di una ‘decisione ardua per la stessa legge morale’. La nostra Santa Chiesa continua a proclamare che la legge morale e’ estremamente chiara: non e’ mai lecito eliminare la vita di una persona innocente per salvare un’altra vita”.
Insomma, i “cattivi”, gli “ultrà” (perdonatemi la banalizzazione) hanno accusato il colpo.
Eppure c’è qualcosa che lascia ugualmente un senso di amaro in bocca. E non è solo il pregiudizio su mons. Fisichella (sulla sua immagine di principe azzimato e di buona sartoria,sulla sua ammirazione per la Fallaci) a dettarlo. Scive sul suo blog Federica Sgaggio, rubandomi le parole dal pensiero: ciò che dice Fisichella sembra dettato piuttosto da “una preoccupazione di politica interna vaticana così preponderante da vanificare ogni possibile effetto delle parole .” E aggiunge “Fisichella dice una cosa orrenda: che la storia di violenza sulla bambina «sarebbe passata inosservata se non fosse stato per lo scalpore e le reazioni suscitate dall’intervento del vescovo».A me sembra che Fisichella stia dicendo che se il vescovo avesse gestito la vicenda con discrezione, la sua chiesa non si troverebbe ora a sopportare l’accusa di essere «insensibile, incomprensibile e priva di misericordia».”
E’ possibile, anzi probabile, che l’intervento di mons. Fisichella sia stato dettato, più che da un moto sincero di umana pietà, principalmente da motivi di marketing: l’immagine della chiesa, l’autorità stessa di Benedetto XVI (che, come dimostra la sua recente lettera, comincia ad avere ben chiara la sua solitudine dentro e fuori le mura leonine) hanno bisogno di un urgente rilancio. E la politica della contrapposizione tout-court alla lunga non paga: tanto più se dalla propria non si hanno il carisma e la credibilità personale che erano di Woityla. Fisichella è una creatura di Ruini, un abile politico, un retore astuto, un uomo di potere . Non ha il cuore di Tettamanzi, nè la profondità umana di Martini, e tantomeno la passione civile di don Ciotti. Ma sa leggere i tempi, usare i media, capire (come ha già fatto su temi come i diritti dei gay, il testamento biologico, i preti pedofili) qual è il limite oltre il quale scatta l’odiosità e l’incomunicabilità col mondo.

Pasquale Pirone

2 pensieri riguardo “Fisichella o dell’astuta (?) pietà

  • 23 Marzo 2009 in 20:13
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    Dopo aver scorso la Relazione del Cardinal Bagnasco alla CEI (vedi il sito di Repubblica) vien da pensare che lo Spirito si sia preso un periodo di meritata vacanza.
    Speriamo che, quando torna, ce la possa fare a raddrizzare un po’ le cose, ma… per chi è qui, ora, la vita si profila dura.

  • 22 Marzo 2009 in 18:53
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    … RICAPITOLIAMO …

    NONOSTANTE LE FORZE DEL MALE continuino ad assediare il fortino di Papa Benedetto XVI, sin dall’aprile 2005, giorno della sua elezione, la notizia che tranquillizza tutti noi cattolici è che il Pa-pa non è solo.
    Comunione e liberazione, Medicina e persona e altre organizzazioni similari, in una parola ‘gli eletti’, sparse qui e là sul pianeta sono con lui e per lui (sempre e comunque), decidono e decideranno per noi (sempre e comunque), si occupano e occuperanno di noi (sempre e comunque), sino alla sconfitta delle Forze del Male.
    Perché? Perché Dio è con loro e perché ”la legge di Dio è al di sopra della legge umana. Per cui, quando una norma promulgata da legislatori umani va contro la legge di Dio perde qualsiasi valore”.
    Esattamente ciò che pensavano le SS: poichè “Got mit uns” (Dio è con noi), le loro idee erano giuste, sante e vere (gli ebrei esseri inferiori, la razza ariana, i minorati psichici, gli esperimenti su anziani e bambini, ecc.…!) ed anche le loro azioni erano giuste, sante e vere (la guerra, i genocidi, i campi di sterminio, le sevizie, ecc. ecc.). Non fa una grinza, vero?
    Adesso, siamo tutti più tranquilli.
    Ciò nonostante, e solo per il puro piacere di coltivare i nostri riprovevoli difetti e dubbi (almeno fino a quando ‘gli eletti’ ce lo consentiranno), ci piace ricordare le TAPPE (e le toppe) STORICHE di questo papato e anche gli OPPORTUNI SILENZI dei suoi ‘fans’, sempre attenti a non contraddire il capo o qualche amico del capo di turno, quello a cui ogni tanto bisogna fare professione di ‘appartenenza’, per sentirsi ‘uniti’ nelle granitiche certezze (“la legge di Dio è al di sopra………”) anche quando queste cozzano palesemente con la più ‘misera e umana’ realtà riducendola ancora più in miseria …!

    LUGLIO 2005 – Londra viene colpita da una serie di attentati terroristici. Il giorno successivo, le agenzie battono il testo del telegramma che Benedetto XVI stava per inviare al cardinale di Londra Murphy O’ Connor. Il testo definiva gli attentati come “atti inumani e anticristiani”. Accortisi dell’incidente che il telegramma avrebbe provocato, all’ufficio stampa vaticano eliminano la frase incriminata. Nel testo ufficiale, diramato poche ore dopo i lanci delle agenzie, l’aggettivo “anticristiani” sparisce. La lettera del papa parla genericamente di “atti barbarici contro l’umanità”.

    28 MAGGIO 2006 – Nel campo di sterminio di Auschwitz, Benedetto XVI, non nominando mai Hitler, parla del nazismo come di “un gruppo criminale”, che “raggiunse il potere mediante promesse bugiarde” al popolo tedesco. Un popolo quindi, sollevato di responsabilità collettive, tutte attribuite ai “potentati del terzo Reich”, “criminali” che avevano ingannato i tedeschi in nome “di prospettive di grandezza, di recupero dell’onore della nazione e della sua rilevanza”. VIOLENTE POLEMICHE CON GLI EBREI E NON SOLO …
    31 MAGGIO 2006 – Durante l’udienza generale, Ratzinger cerca di attenuare le polemiche e, ripercorrendo le tappe del viaggio in Polonia, parla finalmente di “antisemitismo” e di “odio razziale”, chiamando esplicitamente in causa Hitler. Nessun cambiamento sostanziale, invece, ri-spetto alla questione delle responsabilità dei tedeschi rispetto alla Shoah: nell’udienza Ratzinger parla genericamente di “regime nazista”.
    12 SETTEMBRE 2006 – A Ratisbona, nella sua lectio magistralis su “Fede, ragione e università”, tenuta di fronte ai rappresentanti del mondo della scienza riuniti all’Università di Regensburg, il papa sferra un duro attacco all’islam suscitando (chissà perché…?) le durissime reazioni del mondo islamico e dell’opinione pubblica mondiale. Per tutti le parole del papa aprono un solco profondo nel già difficile dialogo tra cristianesimo e islam. Il discorso di Ratisbona provoca un incidente talmente grave da indurre il Vaticano prima, e lo stesso papa poi, a fare un deciso dietro front: quando il discorso del papa viene pubblicato sul sito ufficiale vaticano è seguito da una nota: “Di questo testo – c’era scritto – il Santo Padre si riserva di offrire, in un secondo momento, una redazione fornita di note. L’attuale stesura deve quindi considerarsi provvisoria”.
    9 OTTOBRE 2006 – Il testo “rivisto” dal papa viene effettivamente pubblicato e corredato da ben 13 note, delle quali due dedicate ad esplicite prese di distanza del papa dalle dure afferma-zioni dell’imperatore Manuele II Paleologo da lui stesso utilizzate, esprimendo inoltre dubbi sulla datazione della Sura 2,256. La scappatoia diplomatica del tutto inedita, ha dato alla diplomazia vaticana il tempo di trovare un escamotage per salvare il salvabile (sic!).
    7 NOVEMBRE 2006 – Il Vaticano è costretto ad un’altra clamorosa smentita, sostenendo che Benedetto XVI non aveva mai pronunciato ai vescovi svizzeri un discorso, dai toni durissimi, che pure i media vaticani avevano già diffuso. Le critiche (!) suscitano dure reazioni da parte dell’opinione pubblica elvetica. Così, nel tardo pomeriggio, la Sala stampa vaticana diffonde questo comunicato: “Il discorso del Santo Padre, pubblicato questa mattina sul Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede in occasione dell’incontro con i vescovi della Svizzera, non è stato pro-nunciato. Esso rifletteva il contenuto di una bozza preparata precedentemente”.
    Ma il testo del discorso rilanciato dal radiogiornale vaticano del 7 novembre, stava per essere stampato anche dall’Osservatore romano. Il quotidiano vaticano, che esce nelle edicole nel pome-riggio, fu bloccato e mandato al macero prima di essere distribuito nelle edicole e inviato agli abbonati. Il numero fu frettolosamente ricomposto e uscì nuovamente senza il discorso già mandato in onda dall’emittente pontificia. Poi, il papa stesso, nell’omelia pronunciata durante la messa ce-lebrata con l’episcopato svizzero quel pomeriggio del 7 novembre si giustificò: “Non ho potuto preparare un vero discorso”. Scuse assolutamente non credibili perché era la prima volta che il papa (e lo staff della segreteria di Stato) non trovavano il tempo per preparare un discorso da pro-nunciare di fronte ad un intero episcopato. E infatti l’imbarazzo fu tale che sul numero di Avvenire dell’8 novembre l’udienza ai vescovi svizzeri non fu nemmeno menzionata, e anche i giorni successivi il quotidiano della Cei non scrisse nulla dell’incidente.

    13 MAGGIO 2007 – Non fu invece possibile cancellare le parole con cui Benedetto XVI, nel discorso inaugurale della V Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano, negò l’ imposizione violenta del cristianesimo in epoca coloniale, definendo per di più “un’ involuzione” l’ attuale processo di recupero delle religioni precolombiane. Anche in questo caso polemiche a non finire in America Latina …
    23 MAGGIO 2007 – Parziale retromarcia del pontefice nell’udienza generale, con il riconoscimento delle “sofferenze ed ingiustizie inflitte dai colonizzatori alle popolazioni indigene”. Un riconoscimento che sorvolava però sulle precise responsabilità della Chiesa.
    5 AGOSTO 2007 – Il Papa riceve nella residenza estiva di Castel Gandolfo il direttore dell’emittente polacca Radio Maryja Tadeusz Rydzyk, accusato in patria di essere un antisemita. I sostenitori di Rydzyk interpretarono l’accoglienza ricevuta come un sostegno di Benedetto XVI alla linea ultraconservatrice della sua radio. “Siamo scioccati”, commentò in una nota il Congresso ebraico europeo, per l’udienza privata e la benedizione concessa “ad un uomo e a un’istituzione che hanno macchiato l’immagine della Chiesa polacca”: “Le affermazioni antisemitiche di Tadeusz Rydzyk – sottolineava inoltre la nota – sono state largamente trasmesse attraverso la sua radio”.
    22 MARZO 2008 – Grande scandalo, non per il merito (la conversione), ma per il metodo (il sacramento amministrato dal papa a S. Pietro e trasmesso in “mondovisione”), suscitò poi il battesimo del musulmano Magdi Allam durante la veglia pasquale. Per ben tre volte il direttore della Sala stampa vaticana p. Federico Lombardi dovette intervenire per gettare acqua sul fuoco della polemica scatenata sulla stampa nazionale ed internazionale tentando di sedare le reazioni seguite alle dichiarazioni anti-islamiche rese da Allam al Corriere della Sera (23/3/08).
    26 OTTOBRE 2008 – Alla chiusura del Sinodo dei vescovi, il papa, nell’annunciare il suo primo viaggio in Africa, previsto per il marzo 2009, ha parlato di una tappa in Angola, “per celebrare solennemente il 500° anniversario di evangelizzazione del paese”. Peccato che l’anniversario fosse caduto nel 1991. Correzione – alla chetichella – dello svarione del papa, come se nulla fosse accaduto: sul sito della Santa Sede il discorso di Benedetto XVI fu “aggiustato”. Al posto del riferimento al 500° anniversario – questo inciso: “Dal Camerun proseguirò, a Dio piacendo, per l’Angola, per rendere omaggio a una delle Chiese sub-sahariane più antiche”.
    NOVEMBRE ‘08 – GENNAIO ’09 – Il caso Eluana lacera le coscienze di tanti cattolici. NON UNA PAROLA di misericordia, non un cenno ad abbassare i toni sono venuti, durante la vicenda, dal papa. Al contrario, gli schieramenti faziosi, le sprezzanti e violente parole, le accuse, le insinuazioni, la cattiveria gratuita di cui si fanno promotori diretti anche alti esponenti della gerarchia cattolica lascia annichiliti. Gli ‘eletti’, SILENZIOSAMENTE ALLINEATI NELLE PRECEDENTI OCCASIONI (forse perché ‘in toto’ d’accordo con Papa Ratzinger…), finalmente possono dare fiato alle trombe, schierarsi e mostrare al mondo il ‘senso’ della loro vita, la loro capacità di misericordia, tolleranza, compartecipazione, carità, amore e chi più ne ha più ne metta, cui si sono sempre allenati con preghiere, ritiri, privazioni, esercizi spirituali e quant’altro…. Eccole, allora, le evangeliche parole di amore urlate e scritte, in quei giorni: “assassini”, “boia”, “omicidio”, “l’avete uccisa”, “esecuzione”, “uccisa per sentenza” e le “insinuazioni”, la violenza, la cattiveria ‘palpabile’ negli occhi e nel cuore … . Una VERGOGNA ed una SCONFITTA per il cattolicesimo italiano. Un bieco e vergognoso ‘gioco di potere mediatico’ con la strumentalizzazione di una tragedia umana.
    24 GENNAIO 2009 – Il Papa revoca la scomunica ai lefebvriani. A ringraziarlo, ci pensano il vescovo Richard Williamson e poi don Floriano Abrahamowicz con le ben note dichiarazioni sui campi di sterminio, la Shoah e, soprattutto, la non ritrattazione completa, a tutt’oggi, di quanto asserito! Difficile non annotare il silenzio dei ‘fans’ e la contemporanea indignazione dell’opinione pubblica internazionale (ovviamente orchestrata dalle Forze del Male …), della crisi diplomatica con Israele, del grave vulnus ai rapporti con il mondo ebraico; infine, le tardive precisazioni di Benedetto XVI; la richiesta di ulteriori chiarimenti da parte del cancelliere tedesco Angela Merkel (un fatto senza precedenti), quella contenuta in una lettera al pontefice (29/1) da circa 50 membri cattolici del Congresso Usa e la parziale retromarcia di Ratzinger, che tramite la Segreteria di Stato vaticana ha fatto sapere che Williamson dovrà ritrattare le sue dichiarazioni negazioniste della Shoah “per essere ammesso a funzioni episcopali nella Chiesa” .
    25 GENNAIO 2009 – Altra toppa papale. Al termine dell’angelus domenicale Benedetto XVI, celebrando la festa cristiana della conversione di Paolo, nel tentativo di ricucire almeno un po’ il rapporto con il mondo ebraico, dichiara che prima di incontrare il Signore sulla via di Damasco San Paolo “era già credente, anzi ebreo fervente, e perciò non passò dalla non fede alla fede, dagli idoli a Dio, né dovette abbandonare la fede ebraica per aderire a Cristo”.
    6 MARZO 2009 – In Brasile una bambina di 6 anni viene stuprata per tre anni dal patrigno. All’età di 9 è in cinta di due gemelli e, rischiando di morire di parto, viene fatta abortire. Che si fa? Pregando per lei, il vescovo scomunica la madre (propensa all’aborto) ed i medici che hanno ‘osato’ farla abortire, dicendo che “la legge di Dio è al di sopra della legge umana. Per cui, quando una norma promulgata da legislatori umani va contro la legge di Dio perde qualsiasi valore”.
    SILENZIO (quindi approvazione !) dei ‘fans’.
    14 MARZO 2009 – PARZIALE RETTIFICA, dopo otto giorni, di un prelato romano che ha ritenuto di correggere quel gesto scandaloso. E come l’ha fatto? Dicendo testualmente (dall’Avvenire): “Scomunica sì, ma serviva misericordia”. “Prima di pensare alla scomunica era necessario e urgente salvaguardare la vita innocente della bimba…”.
    Una persona normale, ma proprio poco poco normale, avrebbe detto: non “prima di pensare alla scomunica”, ma “invece di pensare alla scomunica, era urgente”.
    Qualcuno, fortunatamente, sa ancora cosa significa, senza sofismi, essere medico: la dottoressa Fatima Maia, direttrice del Centro sanitario in cui la bambina brasiliana ha potuto abortire, cattolica, ha avuto il tempo di riflettere e poi ha dichiarato: “Grazie a Dio, mi trovo fra quelli che sono stati scomunicati”. Senza nessun compiacimento.
    19 MARZO 2009 – In volo verso il prediletto continente africano, il Papa proclama che “l’Aids non si risolve distribuendo preservativi”, i quali anzi aggravano il problema. ………

    E qui mi fermo perché credo che, a breve, ne sentiremo delle belle, sia sull’AIDS e le sue turpi cause, sia sugli infallibili rimedi a “questo flagello permesso da Dio” (provate a indovinare chi ha pronunciato queste parole ?), sia sulla scomunica e la sua pratica.
    Per chi avrà la pazienza di attendere i prossimi eventi, garantisco che ci sarà (poco) da divertir-si, ma saremo qui ad attendere trepidanti le nuove lezioni di immunologia, sessuologia applicata e modalità di punizioni varie che ci verranno ‘misericordiosamente donate’ …!
    Ribadisco, comunque, che possiamo stare tranquilli. In Italia va tutto bene, così come nel mondo e, per quello che riguarda noi cattolici, nella Chiesa.
    C’è chi pensa per noi e ci vuole salvare ….!
    Apprendiamo quindi con animo più sollevato che Comunione e liberazione sta con il card. Bagnasco (bisogna pur ‘appartenere’ a qualcuno …), che Medicina e persona continua a “produrre” editoriali pseudo-terroristici, auto-rassicuranti e, soprattutto, impregnati di controsensi, illogicità e, per gradire, non-senso cristiano ed inumana pietà da chiedersi come mai il resto degli esseri umani non si vergogni di pensarla in modo diverso da questi ‘eletti’, direttamente ‘unti’ dal loro personale (!) Signore, tanto da decidere di scomparire dalla Terra, ovviamente previa ‘cristiana’ benedizione!
    E noi? Noi cattolici cristiani dissenzienti? Che ne vorranno fare di noi? Ci permetteranno ancora di poterci illudere che un giorno cesserà questo non-dialogo e questa non-condivisione?
    Speriamo anche noi in “GOT MIT UNS” ………………!

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