Dalle 2 del mattino le 2 di notte

La notizia:
Una bimba brasiliana di nove anni (!), oggetto di abusi del patrigno da tre anni (!), resta incinta. La violenza, l’età, la gravidanza gemellare consigliano l’aborto. Appreso il fatto, l’arcivesovo di Recife, Jose’ Cardoso Sobrinho, scomunica la madre ed i medici. Il capo ufficio del Pontificio consiglio per la famiglia, padre Gianfranco Grieco , dopo aver considerato “inevitabile” la scomunica aggiunge: ”Se la cosa fosse stata decisa nella privacy, in un momento di dolore, sarebbe stato anche comprensbile. Ma questa madre insieme a questi medici diventano piu’ loro i protagonisti della stessa vittima” (!). La durezza della posizione vaticana, in un caso come questo, ha ancor più colpito l’opinione pubblica perché sulla stessa cattedra dell’arcivescovo Sobrinho sedeva fino a poco tempo fa dom Helder Càmara, uno dei più popolari padri conciliari, un uomo mite, sobrio e tenero, vicino al dolore della sua gente. (n.d.r.)

I bimbi, per anni, dipendono dai grandi; si fidano di loro. E il tradimento, orrendo in ogni caso – Dante lo puniva nell’ultimo cerchio dell’Inferno – è ancor più atroce quando riguarda loro.
A una bambina è stato rubata l’infanzia. Si è minata, forse per sempre, la sua capacità di apprezzare una carezza, un’attenzione, un sorriso e una parola dolce.
Mosso da carità, qualcuno ha cercato di non imporre alla bimba una folle rincorsa ad assumere ruoli, a vivere momenti che dovrebbero essere non immediatamente contigui a quelli dedicati al gioco (già così mostruosamente contaminato).
Anche il gioco dei bambini di Sarajevo lo era: nel cono di protezione offerto dai carri armati che pattugliavano la città, mentre si spostavano da un lato all’altro della strada. Ma era pur sempre un gioco.

Nelle nostre “teche mentali”, pensavamo di poter associare per sempre il nome di Olinda e Recife alla Diocesi di dom Helder Càmara, quel Vescovo (piccolo solo di statura) che, negli anni Sessanta si mescolava ai Padri Conciliari con la sua Croce di legno appuntata sul petto.
Decenni prima di internet, tesseva rapporti e scriveva lettere che nell’intestazione recavano spesso le parole: “Roma, ore 2 del mattino….”.
Ora, dopo la decisione del suo successore, l’ora, a Roma come a Recife, sembra bloccata: non più alle 2 del mattino, ma alle 2 di notte.
“Questa” scomunica sta alla storia di quella diocesi, come l’apertura di una filiale dello IOR starebbe a Morrone, il paese di Celestino V.
Hanno contaminato uno dei luoghi simbolo della Chiesa. Di una Chiesa di cui portavamo l’orgoglio di aver vissuto la stagione più bella: in cui era facile attribuire allo Spirito il riconoscimento di quei “Segni dei tempi” che si manifestavano nella società degli Uomini. Segni che sembravano rappresentate il liquido amniotico in cui il un nuovo Mondo gemeva nel travaglio del parto imminente.
Ci sbagliavamo, sembra: Uomini di Chiesa (o almeno quelli in essa “in carriera”) sono ancor oggi omogenei a chi regge da noi le Istituzioni umane.
Non capita più spesso, a Roma come a Recife, di sentire qualche accento profetico.
Peccato.

Roberto Bertoli

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