L’ultima castroneria

“Con le primarie ha fatto cadere il governo Prodi.
Con le elezioni politiche ha cacciato i comunisti dal Parlamento.
Con la scelta di candidare Rutelli a Roma ha perso il controllo della Capitale.

WALTER SANTO SUBITO”

Così recitava lo striscione innalzato sulle scale del Campidoglio all’indomani dell’insperata vittoria di Gianni Alemanno. Sintesi cruda ed efficace, non c’è che dire.

Eterna speranza della sinistra, in particolare per chi non proveniva dall’eredità dell’ex PCI o la sentiva troppo angusta, Veltroni è stato per anni il direttore dell’Unità, il mite, il buono, l’amico dell’America-altra (quella di Kennedy, del buon cinema, di Bruce e delle tradizioni democratiche) ma anche dell’Africa di padre Zanotelli, e poi il numero due di Romano Prodi, l’uomo del Pulmann, il nemico di D’Alema fautore di una terza via.
Il tempo e la pratica delle più alte responsabilità l’hanno rivelato però anche grigio segretario dei DS, inconsistente delegante a Bettini, uomo degli equilibri tra le nomenKlature, quello dei “ggiovani”, della “ggente”, dei “ma anche”. Un’aspirante Obama sì, ma “de noartri”. Uomo dell’incapacità di dialogare con Angius e con Mussi, con Rifondazione e poi con Fava. Dell’emarginazione dei Dalla Chiesa e dei Lumia, della consegna a Di Pietro dei Pardi e dei Giulietti. Del patto scellerato con Berlusconi per il massacro finale dell’altra sinistra. E dell’opposizione morbida, fino a sembrare finta, di troppe porcherie perpetrate dal “Bitumato del Signore”.
Veltroni, dopo aver contribuito ad affondarla, o se si preferisce un’altra più cruda metafora, dopo aver fatto provocato una gestazione prematura e storpia del bambino, non ha avuto la forza di curarlo, di dargli calore ed ossigeno. Si è accontentato di non vedere la cancrena che ne divorava le parti senza mai intervenire in maniera tempestiva e credibile. Ha visto montare la “munnezza” materiale e morale a Napoli e non ha quasi mosso dito per costringere alle dimissioni Bassolino e la Iervolino, magari a costo di una sconfitta sonora nell’immediato, ma di un profondo e produttivo rinnovamento per il tempo a venire. Sicchè la sconfitta sarà addirittura disfatta nel futuro e nell’intanto si è soffocata ogni speranza della base e ogni voglia di impegno di nuove e migliori energie. Ha visto la “braverie” del Cioni a Firenze e si è limitato a chiamare tutti a Roma per un’inconsistente paternale. Ha guardato con schifo a Di Pietro, l’ha isolato e condannato, facendolo ingrassare a dismisura. Ha gettato ponti all’UDC e chiuso con la sinistra radicale, salvo poi vedere l’UDC contribuire alla vittoria di Berlusconi in Sardegna ed in Friuli. Non ha saputo sostenere adeguatamente una risorsa vera come Renato Soru e il suo programma di eticità nei bilanci, di tutela dell’ambiente e di scommessa sulle nuove tecnologie, non facendo chiarezza all’interno del partito quando la fronda PD ne decretava la caduta alla regione.

Infine l’ultima castroneria.

Le dimissioni, per stanchezza, ma anche per l’ennesimo, ultimo gesto di fair-play all’anglosassone, dopo la doppia sconfitta alle regionali.
Certo è stata una sconfitta. E durissima, netta. Ma ha messo in campo energie straordinarie ed una qualità, che passata la sbornia e i sogni velinar-berlusconiani, non potrà che dare frutti duraturi per l’avvenire (si veda il bell’articolo di Bruno Tognolini sull’Unità di ieri http://www.unita.it/news/81739/lettera_a_soru).

Ma soprattutto, non fosse bastato il festival di Sanremo ad oscurare la notizia, Veltroni ha dato le sue dimissioni nel giorno che doveva essere consacrato agli echi della sentenza del tribunale di Milano sul caso Mills: 600.000 euro ricevuti dalla Fininvest per dire il falso in una testimonianza che avrebbe inguaiato – sono parole sue – “Mister B.” (vv: http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/ : Mills di questi giorni).

Veltroni dice di essersi dimesso per rilanciare il partito. Lascia però un partito a pezzi, con Bettini e Bassolino ancora al loro posto, mortificato nelle energie e senza timone. Con un tesseramento in alcune zone mai partito o ancora in mano ai boiardi.

Se c’è un Dio della sinistra, che abbia pietà del suo popolo.

Pasquale Pirone

2 pensieri riguardo “L’ultima castroneria

  • 20 Febbraio 2009 in 23:45
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    Era difficile immaginare l’epilogo di questi giorni del PD veltroniano? Non credo .
    Sin dall’epoca dei convulsi congressi contemporanei di DS e Margherita non ci volevano doti divinatorie per capire come sarebbe finito un partito nato in pochi mesi, sull’onda di slogan e proclami sul rinnovamento della politica, cestinando Prodi nel momento forse più difficile di sempre per la destra di Berlusconi (chi non ricorda la mancata spallata del cavaliere e lo strappo di Fini?), e usando l’immagine ad effetto di tutti coloro che credevano fosse possibile creare in così poco tempo un’ esperienza innovativa, mentre però quelli “di mestiere”, i più duri verso il passato da cancellare, avendo forse trascorsi da far dimenticare , vedevano spalancarsi , con il “reset” delle esperienze di provenienza, un’ occasione storica per ridarsi una verginità facendosi addirittura paladini di una nuova stagione della politica .
    E poi, dopo il 14 ottobre 2007 , la più grande e drammatica lotta della storia della Repubblica nell’accaparrarsi pacchetti di tessere e posizioni strategiche di potere, al centro come in periferia.
    E in tutto questo arriva lui… il messia Walter, che, facendo finta di ignorare l’inferno alle sue spalle, parla di paradiso della politica; ma non indica mai una strada , o meglio ne indica tante quante sono le anime che si agitano dietro di lui.
    Ma chi poteva mai credere che sarebbe andata avanti a lungo?
    Un inganno, ecco cos’è stato finora il PD di Veltroni. L’ormai ex segretario ci ha colpevolmente messo la faccia, propagandando come nuova un’ esperienza degna del peggior teatrino della politica della prima Repubblica.
    E la cosa è ancora più grave perché un fare così maldestro ha spalancato le porte alla barbarie della destra, cui sembra non esserci più un freno. Anche perché laddove nel PD il freno c’è , subito si materializzano una miriade di distinguo che lo allentano o addirittura lo tolgono.
    Vuoi vedere che ci tocca solo sperare in Fini? Che fine!

  • 18 Febbraio 2009 in 17:29
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    Sarà davvero…. l’ultima?
    Non amo la “nobile arte”, ma so che quando uno è alle corde, solo il lancio della spugna può porre fine a quella insostenibile situazione di essere… in balia dell’avversario.
    Qui, non c’è stato il classico lancio della spugna, ma un indirizzarsi deciso (con i guantoni abbassati) verso il proprio angolo.
    Non mi interessa, ora, parlare di lui; mi piace pensarlo sotto la doccia o, rilassato, in una vasca traboccante di acqua calda.
    Mi crea disagio, piuttosto, la somma di certezze (certamente non messe nemmeno, con cura, incolonnate e -presumo- senza molta attenzione neppure al segno algebrico dei vari addendi) che sembrano avere gli sgomitanti inquilini del “loft”.
    Aspetto solo una cartolina dal…. largo, da quell’Isola che (ora) non c’è per la quale qualcuno sta cercando di veleggiare.
    Non dubito che, se Nando dalla Chiesa troverà disponibili quelli che spero vorrà cercare, prima di alzare le vele ci sarà da remare ed, ancor prima, da faticare per far uscire la barca ed attivare i collegamenti, ma potrebbe davvero valer la pena intraprendere il viaggio….

    Roberto Bertoli

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