Fine della vita, agonia di un partito.

Confesso. Non mi piace Porta a Porta. E il suo conduttore meno che mai. Non mi piace la sua arroganza coi deboli e il suo servilismo coi forti. Non mi piacciono i suoi plastici della morte, il suo compiacimento del sangue per inseguire l’audience. Non mi piace la sua dichiarata pretesa di rappresentare la “terza Camera”. E tantomeno i suoi ospiti fissi. Detesto la sua sigla e il suo maggiordomo, le sue opinioniste scosciate e il suo scudiero sondaggista. Li conosco e cerco di evitarli. Ma stanno lì tutti i giorni, negli unici orari in cui guardo la Tv e certe volte – per mancanza di alternative o perché i protagonisti della cronaca sociale ne sono stati fagocitati – mi tocca sorbirmi tutto il pacchetto.
Quando si è discusso di vita e di morte, di Eluana e di testamento biologico, in mezzo alla canéa di persone dalle incrollabili certezze e dalle spade sguainate, la mia attenzione è stata attratta da un uomo mite e dai ragionamenti sereni: raccontava di Atenagora, il patriarca ortodosso dell’abbraccio con Paolo VI, e di come, fratturatosi il femore e sentendo incombente la fine, egli avesse scelto, quietamente e con lucidità, di non mangiare più e di accettare la sola comunione. Non sapevo chi fosse. Ma lo vedevo reggere all’aggressività ringhiante di Bruno Vespa senza accettare la rissa ed esasperare i toni. Dai titoli in sovrimpressione ho scoperto che si chiamava Marino e che era del PD.
L’indomani, in mattinata, l’ho rivisto in TV e mi ha di nuovo colpito. Ne ho parlato a mia moglie. L’ho detto agli amici sentiti in giornata. Una bella persona, un cattolico laico… nel PD? Ciò che avrebbe dovuto essere la norma, risultava ormai per me una sorpresa… tanto più gradita, proprio perché una sorpresa. E’ venuto allora naturale informarsi, cercare di sapere chi fosse il marziano: Ignazio Marino, pioniere  e luminare dei trapianti, professore a Pittsburgh e a Filadelfia, senatore dal 2006, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull’ efficienza del Servizio Sanitario Nazionale e quel che più conta  capogruppo del Partito Democratico alla Commissione igiene e sanità del Senato. Ho poi saputo che ha scritto un libro “Credere  e curare” sulla fede vissuta come passione, solidarietà ed empatia. “Bene”, ho pensato! Si occupa inoltre di solidarietà internazionale sui temi della salute. “Benissimo!” “Ha una visione laica della politica e mantiene sui temi etici una linea indipendente”scrive lui di se stesso. “Benone!” E’ il relatore di una poposta di legge sul tema del fine vita, che consente il testamento biologico e chiede tuttavia allo Stato di non abbandonare a se stesse le famiglie e gli ammalati. “Saggio!” E’ vicino alla fondazione Italianieuropei. “Ma sì, gliela si può perdonare.”  Buca lo schermo, ma non è un demagogo. Sa ascoltare e interloquire. Insomma: ispira fiducia. Penso – e non sono il solo – “Finalmente! Ci voleva! “
E invece… Troppo bello per durare!
Neppure ventiquattr’ore da queste belle speranze … tack! Il Grande Loft del PD ne partorisce un’altra delle sue: morta Eluana, Marino viene “dimissionato”: al suo posto in commissione Sanità il Pd innesta Dorina Bianchi, che, a soli 42 anni è già una ex Casa delle Libertà ed una ex Udc. Della prima cosa forse se ne vergogna ancora un po’, e per convenienza ed opportunità, nella biografia del suo blog di partito non ne fa cenno.
La Bianchi, che nega di essere stata eletta in quota teodem, si dichiara  “amica di Fioroni”. E’ stata relatrice della legge 40 sulla procreazione assistita e ritiene una buona proposta di legge quella sullla dichiarazione di volontà di fine vita proposta dal Pdl: la stessa che Marino ritiene pessima e incostituzionale.
Insomma una virata di 180°. Un normale«riequilibrio interno dopo il passaggio di Marino alla presidenza della commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema sanitario» si sono affrettati a dichiarare la Finocchiaro e Antonello Soru. Ma nel rispetto della linea del partito e di Marino sui temi etici.
‘No bello ‘nguacchio” si dice dalle mie parti.
Subissato dalle e-mail preoccupate della sua base, Veltroni si è affrettato a negare l’esistenza di un “caso Marino” nel PD.  “Vale la risposta che arriva da Marino stesso – ha scritto il Walter – nessun cambio di linea. Il senatore Marino, eletto presidente della commissione d’inchiesta sulla sanità pubblica, ha chiesto lui stesso di essere sostituito.”
Che poi Marino le dimissioni le abbia presentate ad ottobre – perché costretto dalla prassi – e che queste siano state “disseppellite” da chi aveva il potere di accettarle guardacaso a poche ore dalla morte di Eluana, lascia intendere Veltroni, è un dettaglio insignificante. Quisquilie, pinzillacchere, direbbe Totò. E infatti le giustificazioni e le rassicurazioni dei vertici sono apparse comiche a molti. I più benevoli tra i frequentatori del blog ufficiale del PD, evocando Alberto Sordi, l’hanno girata a riso amaro; altri si sentono truffati, con l’anello al naso; altri ancora invitano il segretario ad una gesto di responsabilità e ricordano come il DdL del PdL richieda la ripetizione della “ dichiarazione di volontà” davanti a un notaio ogni tre anni, in compagnia del medico curante: figure  professionali notoriamente poco venale la prima e ben disponibile a spostarsi dalllo studio la seconda. (vv: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2168882 ). Di tono più amaro e meno sarcastico i commentatori del blog personale del senatore Marino, che ha evocato peraltro la possibilità di un ricorso a un referendum abrogativo nel caso passasse la linea del governo sulla questione (vv: http://ignaziomarino.italianieuropei.it/2009/02/la-vostra-opinione-sul-caso-ma.html#comments ).Tra chi lo invita a lasciare il PD e chi lo incoraggia a resistere emerge tuttavia prepotente la minaccia di farla pagare cara al partito alle prossime elezioni.
Che dire?
Che il tema sia di quelli capaci di far discutere e talvolta di spaccare partiti, famiglie e persino la coscienza di ciascuno è perfino ovvio. Questo quando si parla di un caso limite come quello di Eluana  o di estranei.
Ma quando si parla di se stessi, della propria vita, del proprio dolore e della propria coscienza, ben l’80 % degli Italiani si dichiara deciso a difendere la propria libertà di finire con dignità la vita e di non essere trascinato in inutili sofferenze contro ogni speranza ed ogni limite naturale. E di essere sostenuto, con la propria famiglia, nella battaglia per la sopravvivenza fino a  quando,  e solo fino a quando, ci sia la ragionevole speranza di poterla per lo meno affrontare.
Come Atenagora, come Giovanni Paolo II e come i nostri nonni: se possibile nel proprio letto e tra i propri cari.

P.S.  Per la lettura della proposta di legge del senatore Marino e di altri 101 senatori, nonché dell’articolo da lui inviato al Corriere della Sera il 27 gennaio, rimando a questo link : http://www.ignaziomarino.it/pages.asp?cat=10 . Allo stesso modo mi piace segnalare un altro intervento, ancor più significativo perché di un cattolico non ascrivibile tra i tanto temuti progressisti, il filosofo Giovanni Reale: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_07/sopravvivere_contro_natura_eluana_reale_4b2f63b8-f4ef-11dd-a70d-00144f02aabc.shtml  .

Pasquale Pirone

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